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Mal di testa Lazio: non preparata all’aggressività ed ennesimo gol aereo

APPROFONDIMENTO

La Lazio ha il mal di testa, in tutti i sensi. Testa da intendersi come mentalità, ancora non da grande squadra. Se lo fosse stata, ieri sarebbe scesa in campo con un altro piglio e atteggiamento contro il Bologna, che invece con più aggressività e determinazione ha domato l’aquila biancoceleste. Inammissibile la prova, per alcuni tratti, della squadra di Inzaghi, conscio che per arrivare in Champions bisognerà dare di più. Testa come concentrazione, perché le due reti di Krejci e Palacio sono testimonianza della mancanza di questa. “Sul secondo loro dovevamo uscire con più anticipo e non permettere il tap-in dopo il tiro finito sul palo”, ha commentato Inzaghi nel post partita. Non è possibile far calciare un avversario con così tanta libertà dal limite dell’area. Svanberg ha avuto la possibilità e il tempo di controllare, pensare, prendere la mira e aprire il suo interno destro, stampatosi sul legno prima di finire sui piedi del suo compagno. L’argentino, il più reattivo di tutti, ha bruciato gli avversari e depositato in rete la palla per il momentaneo 2-1. Un problema di attenzione già ampiamente riscontrato nella doppia disfatta contro SPAL e Cluj. Due sconfitte simili, uguali, arrivate perché la Lazio dopo aver segnato il gol del vantaggio ha staccato la spina nel secondo tempo facendosi rimontare da 0-1 a 2-1.

Mal di testa anche in senso fisico e a raccontarlo sono i numeri. Degli ultimi 5 gol subiti (contando i due del Bologna), 4 sono arrivati su colpo di testa. A Cluj con Omrani, contro l’Inter D’Ambrosio, Morel giovedì contro il Rennes e ieri Krejci, non proprio un gigante. Quattro reti tutte diverse, solo quella francese in Europa League nata sugli sviluppi di palla inattiva. Le altre tutte per disattenzioni della squadra nel suo complesso. Non solo dei singoli difensori, perché la fase di non possesso coinvolge tutti, comprese le due punte. Chiaro che poi i macro-errori individuali, come quello di Jony a San Siro e Strakosha a Cluj, rendano molto evidente anche un micro-sbaglio in una porzione di campo lontana dalla porta. Nel bene o nel male, nel calcio tutto è collegato e parte dalla testa: è lei a comandare. Durante la sosta servirà riflettere molto e analizzare cosa non è andato nel tour de force appena finito (3 vittorie, 3 sconfitte e 1 pareggio), perché al rientro ce ne sarà un altro più complesso e delicato. Diventa importante non staccare la spina e tornare a Formello, tra dieci giorni, con la testa giusta. Perché poi le qualità tecnico-fisiche ci sono e, nonostante una prova opaca, anche ieri la Lazio ha ampiamente dimostrato. Tuttomercatoweb.com

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