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Gervinho fa sorridere il Parma: la punta fa pace e si allena col gruppo di D'Aversa

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Collecchio, centro sportivo del Parma, ore 11: allenamento a porte chiuse, quindi si può solo immaginare Gervinho, a testa bassa, che entra in campo insieme al resto della squadra. Titoli di coda, esce la parola fine. Il Parma ritrova la sua stella, lo “spaccapartite” come lo hanno definito in tanti. Per capire cosa è accaduto bisogna tornare all'ultimo giorno di mercato invernale. Da qualche ora si parlava di un club estero interessato al campione ivoriano. Venerdì 31 gennaio, le indiscrezioni si fanno concrete: l'Al Saad ha chiuso per Gervinho, al Parma 5,5 milioni e al giocatore stipendio raddoppiato (più di 3 milioni a stagione). Alle 9,30 Gervinho con il suo entourage si presenta per firmare. Meglio dire si presenta e basta. Chi c'era lo descrive titubante, indeciso, riflessivo. Lo vedono passeggiare poco lontano, passano le ore ma niente firma. Da Milano bisogna tornare a Collecchio: alle 14 in conferenza stampa (pre sfida di Cagliari) D'Aversa annuncia l'addio di Gervinho, “credo sia stato venduto, lo ha voluto fortemente, per tre giorni non si è presentato agli allenamenti” per forzare il Parma ad accettare l'offerta dell'Al Saad. Da Collecchio ancora a Milano. In Italia il mercato chiude alle 20, il Parma prepara tutte le carte, Gervinho non firma ma c'è tempo sino alle 22 (quando chiude il mercato in Qatar). C'è la firma. Ma fuori tempo massimo. Salta il trasferimento. Gervinho resta a Parma? Si parla di Russia, di Mls, posti dove il mercato è ancora aperto. Nessuna novità. Gervinho viene spedito ad allenarsi da solo, in pratica fuori rosa. Linea dura, la squadra è arrabbiata, si è sentita tradita. D'Aversa anche, parla di un giocatore che a Parma “ha fatto la sua stagione migliore, grazie anche al club, ai suoi compagni”. Ricapitolando: per Gervinho niente contratto (finale) della vita, per il Parma niente 5 milioni e per D'Aversa niente Gervinho, lo “spaccapartite”. Che fare? Il ds Faggiano, in accordo con la società, lavora, smussa, alleggerisce, spiega, riavvicina. Un Faggiano mediatore nel nome del bene comune. Gervinho così prima chiede scusa al club. E intanto si allena da solo. Poi chiede scusa all'allenatore. E continua gli allenamenti in solitaria. E finalmente chiede scusa anche ai compagni, che perdonano e riaprono la porta dello spogliatoio. E oggi, verso le undici, aperte anche le porte del campo d'allenamento. Fine del giallo di metà febbraio? Serve ancora l'ultimo colpo a sorpresa, un gol da dedicare ai tifosi, che ancora mugugnano divisi tra innocentisti e colpevolisti. Un gol da crociato e poi se ne riparlerà in luglio.

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