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Lazio, la benzina è finita: così è evaporato il sogno scudetto

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Quel morso di Patric a Donati in pieno recupero non è solo una follia. È un gesto che segnala come l'ossigeno, al cervello, non arrivasse più. A lui, ma forse a molti altri compagni di squadra, esausti, tenuti su più dalla smania di non buttar via il sogno scudetto che dalla condizione fisica. Simone Inzaghi ha dovuto ammettere, a modo suo, che il problema esiste: "Alcuni giocatori non sarebbero dovuti neanche venire in panchina e invece li ho dovuti far giocare, potrei farli riposare e lanciare i primavera ma non me la sento".

Se la corsa - anzi, la rincorsa - sulla Juve s'è interrotta a Lecce, restano ancora 7 giornate da giocare. Ma la vera responsabilità della fine dei sogni non è del gol di Lucioni, dell'errore di Immobile, della parata al 98' di Gabriel. La questione è soprattutto fisica: Immobile nega ("Non siamo più gli stessi dal punto di vista mentale") ma poi i fatti dicono altro. Perché tanti dei magnifici undici sono lontanissimi da una condizione accettabile. Correa s'è dovuto fermare dopo aver giocato da affaticato l'ultima. Lazzari è sceso in campo con i muscoli stressatissimi. Marusic è fuori, Cataldi ha un affaticamento che lo limita. Ma il caso più eclatante è quello di Lucas Leiva, trascinatore prima della sosta, irriconoscibile oggi a causa di un intervento a cui si è sottoposto durante la quarantena e che - lo ha detto lo stesso Inzaghi - non è che sia riuscito particolarmente bene. Oggi la squadra soffre: probabilmente, più delle altre, accusa il giocare ogni tre giorni. 

A Repubblica, Lotito confessò ad aprile: "Noi avevamo fatto una scelta, sapendo di non potercela giocare su tre fronti avevamo sacrificato l'Europa League. Se si ripartisse giocheremmo ogni tre giorni, perderemmo un vantaggio". Una fotografia talmente realistica da sembrare, oggi, quasi visionaria. Nei fatti, Milinkovic e soci sono le prime vittime della volontà ferrea del loro stesso presidente di tornare a giocare: sognava lo scudetto, non si vergognava neanche di lasciarlo intendere. Le cose però stanno andando diversamente. Anzi, a sette giornate dalla fine, il vero rischio per quel gruppo di calciatori che fino a ieri ha vissuto sullo slancio di un'utopia a cui i risultati avevano dato una concretezza rocciosa, oggi è di ritrovarsi senza stimoli reali. "Il sogno deve continuare, dobbiamo ancora centrare l'aritmetica qualificazione in Champions", dice Inzaghi. Sapendo benissimo che a chi sperava di volare, non può bastare riuscire a battere le ali.

Repubblica.it