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Tor di Valle sempre più lontana: il Piano di Friedkin per il Flaminio

RASSEGNA STAMPA

La caccia alla nuova location per realizzare lo stadio di proprietà va avanti,certo. Ma il lavoro della Roma dei Friedkin sul Flaminio, prima sottotraccia e poi sempre più evidente, non è un segnale isolato. Come non sono casuali i contatti già avuti con l'archistar RenzoPiano, entusiasta di partecipare al progetto. Insomma, la nuova proprietà del club giallorosso sta cambiando decisamente strategia. Se nel corso della gestione Pallotta la dirigenza ha guardato ai mercati esteri per potenziare ed espandere il proprio brand, ora punta a riconquistare i tifosi romani. Così si spiega il cambio di opinione su Tor di Valle, fino a pochi giorni fa unica opzione sul tavolo. Come dicono a Trigoria, il progetto di cui si parla ormai da quasi nove anni improvvisamente « non è più un dogma » . E l'idea difar rivivere il Flaminio, impianto disegnato dai Nervi per le Olimpiadi del 1960, piace sempre di più. Questione di costi - l'investimento da un miliardo per Tor di Valle e il suo business park nonconvince nemmeno JP Morgan, banca che affianca i Friedkin - ma anche di cuore. Se n'è parlato ancheieri sera, nel corso di una lunga call tra Roma e gli Stati Uniti: il trasloco al Flaminio rinsalderebbe una volta di più il rapporto tra la squadra e i tifosi. Una relazione diventata complessa nel recente passato: la manifestazione dello scorso giugno controJames Pallotta sotto gli uffici di viale Tolstoj ha fatto piuttosto rumore nel mondo Roma. Ed è unricordo che Dan e Ryan Friedkin vogliono cancellare in fretta. Come? All'era del Covid il cambiamento passa anche per una mascherina. O meglio due, quelle indossate dai due texani domenica pomeriggio in tribuna. Contro il Parma, i nuovi proprietari del club giallorosso si sono coperti bocca e naso con due fascedi cotone nero. Fin qui nulla di strano, lo prevedono le regole d'ingaggio stilate dalla Regione perla lotta al coronavirus. Ai tifosi, però, non è sfuggito il dettaglio: sul mento dei patron statunitensi, padre e figlio, è rispuntato il vecchio stemma della Roma. La Lupa capitolina e tre lettere: ASR. È lo stesso logo che il prossimo anno apparirà sulla seconda maglia. Bene gli affari, dunque. Ma il calcio è anche una questione identitaria. Per questo, nonostante i vincoli che sconsiglierebbero l'impresa, i Friedkin vogliono studiare intutti i suoi dettagli l'operazione Flaminio. Lì la Roma ha giocato nella stagione sfociata nei Mondiali del 1990, a causa dei lavori all'Olimpico.Ora appare come l'opzione più romantica. I primi abboccamenti con Renzo Piano potrebbero farla diventare anche la più suggestiva. Le primissimi stime ipotizzano un investimento da 350 milioni per uno stadio da non più di 45 milaposti. Ma ci sono diversi nodi da sciogliere: il decreto Semplificazione ne ha risolti alcuni, restano quelli legati alla vecchia necropoli sotterranea, ai trasporti, ai parcheggi e alla sicurezza.Questioni di cui i vertici della Roma vogliono discutere con l'archistar. Le parti si sono già incontrate a Genova, in occasione dell'ultima trasferta della squadra in Liguria. Presto si vedranno di nuovo nella capitale.A quanto pare, Piano è già convinto dell'opera. I rinvii collezionati dal progetto di Tor di Valle chiaramente non sono un bel biglietto da visita per chi vuole venire ( o tornare, nel caso dell'architetto senatore a vita) a lavorare nella capitale. D'altra parte, però, c'è la possibilità di completare un percorso iniziato con la realizzazzione dell'Auditorium e di mettere le mani su unimpianto che il designer considera un mostro sacro nel suo genere. Nelle idee del maestro, la struttura di Nervi non andrebbe stravolta. Al massimo accompagnata, per un intervento coerente con la storia e le dimensioni dello stadio e con il vicino Parco della Musica. Insomma, le premesse ci sono tutte. Ora bisogna stare solo a vedere se,come e quando si concretizzeranno.

la Repubblica