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Maradona: il medico curante indagato per omicidio colposo

RASSEGNA STAMPA

Si chiama Leopoldo Luque, per un caso proprio come l'attaccante che ai Mondiali d'Argentina rubò il posto al giovanissimo Maradona, e forse è l'uomo che gli ha soffiato lavita. Sospettato d'omicidio colposo. I magistrati di San Isidro non avevano stranamente ascoltato come testimone l'ultimo medico personale di Diego, il neurochirurgo Leopoldo Luque che l'aveva operato al cervello, l'aveva dimesso e l'aveva inspiegabilmente lasciato solo. Ora si capisce perché: il dottore è indagato, la sua villa è stata perquisita, gli sono stati sequestrati documenti, cartelle cliniche, video, computer e cinque cellulari. Contro di lui, lo strano comportamento la mattina di mercoledì. La sua inspiegabile assenza. Ci sarebbero le testimonianze d'un infermiere, della cuoca e di tre figliedel campione (Dalma, Giannina e Jana) che avrebbero parlato di negligenze e omissioni. Braccato da giornali e tv, Luque ieri ha improvvisato una conferenza stampa:
«Sono assolutamente sicuro d'avere fatto tutto il meglio che potevo, per Diego. Più del dovuto, non meno. So quel che hofatto e come l'ho fatto.
Posso dimostrarlo». Uno sfogo, con una punta polemica: «Ogni volta ci riunivamo per capire cosa fosse meglio per Maradona, e non potevamo andar contro la sua volontà. Perché ora non indagano su chi era Diego? Era un paziente difficile, a volte mi cacciava e mi telefonava chiedendomi di tornare. Odiava i medici, gli psicologi, tutto il mondo. Gli chiesi anche d'alzarsi per ricevere le figlie, perché non voleva riceverle. Era un mio amico, stavo sempre con lui. E non ci sono stati errori: ha avuto un attacco cardiaco, purtroppo morire così è la cosa più comune del mondo». Per il dottor Luque non è una prima volta. La notte di Capodanno del 2011, si scopre adesso, venne arrestato e si fece due mesi di galera con l'accusa d'omicidio: dopo una rissa, un suo vicino di casa era rimasto a terra. I testimoni raccontarono che il poveretto era stato preso a calci in testa da quattro uomini, e due erano Leo Luque e suo fratello Walter. Il pm chiese una condanna a 9 anni, ma dentro finirono in tre: il dottore riuscì a dimostrare di non aver partecipato all'aggressione, «stavo in casa a guardare le immagini d'un intervento chirurgico», e venne assolto. La storia doveva essere nota a chi indaga su Maradona: la mattina della morte, fu spiegato che sul corpo di Diego «non erano stati riscontrati segni di violenza». Strana precisazione. E tutti si chiesero il perché .