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Reina dà i numeri: solo Provedel dello Spezia tocca più palloni dello spagnolo

RASSEGNA STAMPA

Più che un portiere, un regista. Ormai un estremo difensore deve avere buoni piedi e visione di gioco, il "saper parare" è solo una delle skills richieste nel suo curriculum. Ecco, Reina sotto questi aspetti è una garanzia, probabilmente uno dei migliori in circolazione nonostante i suoi 38 anni. Lo confermano i numeri, che sottolineano il fatto che solo un suo omologo in Serie A (tra quelli con almeno 10 presenze) giochi più palloni nel corso di un incontro: si tratta di Provedel dello Spezia, che in media ne tocca 57 a partita, contro i 45 di Pepe. Sono 442 fino a questo momento, di cui ben 347 positivi (il 79%). Ecco il motivo per il quale Lazio lo coinvolge continuamente senza remore, lo utilizza per alleggerire la pressione degli avversari, per gestire il possesso palla e, soprattutto, per costruire l'azione.  
DERBY. Nel derby il portiere spagnolo lo ha confermato ancora una volta, partecipando attivamente al gioco della Lazio con i suoi 56 palloni toccati (meglio hanno fatto solamente Milinkovic e Luis Alberto) e un totale di 47 passaggi, 32 dei quali arrivati perfettamente a destinazione. Non solo, 12 di questi sono stati recapitati nella metà campo avversaria (è il secondo in questa speciale graduatoria dietro a Sergej), creando di conseguenza dei pericoli in fase offensiva. La testimonianza per eccellenza è sul primo gol, quello di Immobile. Tutto nasce dopo una sua parata su Edin Dzeko, trasformata immediatamente in un rilancio di 70 metri. Questo è stato respinto di testa da Spinazzola sui piedi Ciro, che a sua volta ha aperto su Lazzari, innescando l'errore di Ibanez che ha permesso all'esterno di chiudere il triangolo. Fase di transizione lampo, grazie al rinvio preciso di Reina si è passati da una conclusione della Roma a un gol segnato nel giro di 15 secondi. E il suo zampino c'è pure sul terzo gol realizzato da Luis Alberto, coronamento di un'azione corale praticamente perfetta. Una meraviglia per gli amanti del tiki-taka, creata dopo 22 passaggi senza che gli avversari siano stati in grado di toccare il pallone e con la partecipazione di tutti gli undici calciatori, Pepe compreso. 
 

REGISTA. Ci sono dei vantaggi, insomma, in questo coinvolgimento del portiere che a volte può anche apparire fin troppo ostentato. Si tratta però della normale evoluzione del calcio degli ultimi anni, quella che il compianto Johan Cruyff nella sua autobiografia spiegava di aver anticipato ai tempi in cui allenava il Barcellona e, nelle partitelle d'allenamento, schierava il suo numero uno, Andoni Zubizarreta, da esterno sinistro «affinché toccasse molti palloni e migliorasse la sua partecipazione al gioco». Da genio ed esteta del calcio quale è stato, l'olandese aveva già intuito all'epoca i cambiamenti in arrivo. E Reina è diretto figlio di quella scuola di pensiero, un estremo difensore con piedi e visione di gioco da regista. Se Inzaghi lo ha preferito a Strakosha, in fondo, è proprio per questo, perché nella sua idea di calcio molto europea, il portiere deve essere il primo a costruire. Pepe lo fa, e anche bene. 
Il Corriere dello Sport