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Radu in campo nel ritorno col Bayern Monaco. Il caso Immobile nella vigilia col Torino

RASSEGNA STAMPA

 I giorni tempestosi della difesa. Quella della Lazio sul caso tamponi e quella che fa disperare Inzaghi dopo il forfait di Radu. Il romeno ieri mattina è stato operato per rimuovere una piccola ernia inguinale: non è escluso un recupero modello Luis Alberto, in campo 12 giorni dopo l'intervento di appendicite. Nella peggiore delle ipotesi, Radu ci sarà nel ritorno degli ottavi di Champions contro il Bayern ( 17 marzo). Per ora, è allarme a Formello. Perché contro la Samp mancheranno due titolari, visto che anche Luiz Felipe è indisponibile, più lo squalificato Hoedt. Ieri provato Musacchio come stopper di sinistra, con Acerbi e Patric. Domani all'Olimpico (ore 15) dovrebbe rivedersi Lulic titolare, a più di un anno di distanza dall'ultima volta, poi Marusic a destra al posto di Lazzari. Di nuovo in dubbio Caicedo, è tornato ad allenarsi Strakosha. Nonostante l'importanza dell'impegno contro la Samp, si parla soprattutto del deferimento per le presunte violazioni al protocollo anti- Covid. Cruciale, nella vicenda, il ruolo della Asl Roma 1. Che ha legittimamente consentito - sostiene la Lazio nella sua memoria difensiva - a Immobile di partecipare alla gara col Torino del 1° novembre. Il dottor Enrico Di Rosa, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell'Asl, era stato preallertato il 29 ottobre con una mail dal dottor Pulcini, che, alla luce degli altri casi precedenti di falsi positivi ( Hakimi, El Shaarawy, Mancini), aveva comunicato l'intenzione, qualora Immobile fosse risultato negativo ai due tamponi successivi, di dare l'ok per alla convocazione. Così dopo i test del 30 e del 31, entrambi negativi, Pulcini ha di nuovo avvisato telefonicamente Di Rosa, che "ha condiviso la proposta" di utilizzare Immobile. Tutto confermato dallo stesso dirigente Asl. Il 26 ottobre, prima di Bruges-Lazio, Ciro era risultato positivo al tampone Uefa del Synlab. La dottoressa Lapucci, dello stesso laboratorio, il 6 novembre sulla discrepanza di risultati ha spiegato: «Il test può essere inficiato dalla sensibilità dei diversi kit e da altri fattori » . Infatti è ammesso un margine di errore, sull'affidabilità dei tamponi, del 10%. Clamoroso fu il caso del Salisburgo: tutti negativi, poi 6 positivi, di nuovo tutti negativi nel giro di tre giorni. Lo stesso Immobile in poche ore fu sottoposto a 5 tamponi, che diedero tutti risultati discordanti. Tra le vittime della confusione, la ministra Lamorgese, costretta ad abbandonare una riunione del consiglio dei ministri per un tampone positivo: era sbagliato. In questo caos, la Lazio considera ingiusto già il deferimento, figuriamoci un verdetto negativo nel processo di marzo. 

G.C: - R.C: - la Repubblica