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Lazio-Torino, dall'"impossibilità di giocare" al possibile 3-0 a tavolino: che cortocircuito, è braccio di ferro Lega-Federcalcio

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E ora litigano Federcalcio e Lega. La disposizione della Asl che ha bloccato il Torino impedendogli di partire per Roma per evitare nuovi contagi, provoca il corto circuito. In poche ore si passa dalla "oggettiva impossibilità di disputare la gara" pronunciato dal presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina, alla decisione unanime del consiglio di Lega di non rinviare Lazio-Torino, in programma alle 18.30 di oggi. Dunque andrà in scena il remake di Juve-Napoli del 4 ottobre, quando i bianconeri si presentarono in solitudine all’Allianz Stadium con la squadra di Gattuso rimasta in Campania dopo la positività di Elmas e Zielinski. La parola ripassa al giudice sportivo, che potrà decidere il 3-0 a tavolino, una decisione che andrà presumibilmente a sbattere sul Collegio di garanzia, come già avvenuto per Juve-Napoli.

Ma Gravina sottolinea la diversità dei casi di Napoli e di Torino. "Qui abbiamo con certezza l’individuazione di una disposizione dell’Asl di Torino che non è una disposizione dell’ultim’ora - dice il presidente federale - ma una disposizione che purtroppo risale a qualche giorno fa. E di fronte a una norma del nostro ordinamento sportivo molto chiara dov’è sancito il principio che in caso di impossibilità oggettiva, e credo che questa sia una causa di forza maggiore conclamata, è evidente che non si può giocare". Non la pensa così la Lega che aveva convocato d’urgenza il suo consiglio e che ha rilanciato dopo qualche ora, sposando la linea dello scoraggiare precedenti. Il rischio è di trascinare la partita fino a primavera inoltrata, e a classifica pure più delicata. Gravina aveva dato quasi per scontato la presa d’atto della situazione: "È chiaro che la Lega serie A dovrà fare delle riflessioni molto approfondite per quanto riguarda il posizionamento della partita nel calendario che è particolarmente intasato".

La posizione della Lega è che avallare la richiesta di rinvio farebbe saltare definitivamente la diga del protocollo. Rompendo l’argine il campionato rischierebbe di deragliare. Ma il deragliamento è un fantasma frutto della pandemia e la situazione sanitaria è oggettivamente di nuovo complicata. Tanto che si può fare una domanda a tutti i club, nessuno escluso: che fine ha fatto il protocollo elaborato dalla Federmedici sportivi che avrebbe dovuto proteggere il campionato di fronte al rischio di nuove ondate Covid? Era stato presentato in tempi record: centrale unica tamponi, bolla, task force Lega attiva 24 ore su 24 ore, costruzione di una struttura di coordinamento con il ministero della Salute per evitare difformità di decisione da parte delle Asl. Tutte cose che oggi servirebbero come il pane e che invece sono rimaste lettera morta nonostante la curva dei contagi si sia fatta sempre più cattiva.gazzetta.it