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La Juve e la sindrome Lazio: ecco perché negli ultimi anni è l’avversaria più sofferta

APPROFONDIMENTO

Andrea Pirlo deve sconfiggere un avversario in più, domani allo Stadium: la sindrome Lazio. Ed è normale che diventi una questione anche psicologica trovare l’avversaria che la Juve ha più sofferto nelle ultime due stagioni, numeri alla mano: due sconfitte e un pareggio, per percentuale di vittorie (una su quattro) e punti fatti (4 in quattro gare), è la squadra contro cui nel passato recente i bianconeri sono riusciti a esprimersi peggio.

La sindrome ha rischiato di diventare complesso la scorsa stagione, quando due sconfitte in due settimane a dicembre hanno fatto traballare Maurizio Sarri. Tra queste, il primo k.o. in campionato, 3-1 all’Olimpico dopo essere stati avanti 0-1, facendo salire il vantaggio dell’Inter da uno a due punti, ed erano tempi in cui gli scricchiolii erano questi. E quattordici giorni dopo il bis: nazione diversa (Arabia Saudita) e competizione diversa (Supercoppa), ma stesso avversario e stesso risultato (3-1) con la Lazio a prendersi la partita nel secondo tempo. Era il primo trofeo stagionale, e fece rumore. Erodendo una parte delle certezze costruite nel ciclo precedente.

Ma rumore ha fatto anche l’andata di novembre, perché attorno a quell’1-1 all’Olimpico si è consumata una discreta svolta della stagione di Pirlo. La Juve aveva dominato la partita, psicologicamente importante visto il livello dell’avversaria e proprio i trascorsi, ma non era stata capace di chiuderla, andando 1-0 dopo un quarto d’ora e sprecando tante occasioni per il raddoppio. Ronaldo a rifiatare in panchina gli ultimi 15 minuti e grande sofferenza per difendere il vantaggio: senza successo, al quinto minuto di recupero errore di Dybala e dormita di mezza difesa in cui si incuneò Caicedo per il pari della beffa.

Da poter vincere in casa di una big, la Juve si ritrovò dopo 7 giornate con 7 punti in meno del Milan (con una gara in meno), la prima partita della stagione non vinta pur avendo Cristiano Ronaldo in campo. Sono cambiati gli allenatori, sono cambiati anche i temi tecnici, ma certi tarli restano nella testa. Il 2-1 nel ritorno della scorsa stagione - unico successo sui biancocelesti di queste due stagioni - servì a togliersi di dosso un po’ di quelle scorie, nella fatica dell’ultimo colpo di reni scudetto. Adesso servirebbe per tenere accesa la fiammella delle ambizioni di corsa al vertice.gazzetta.it