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La stretta di mano c'è, Lotito e Cairo però restano lontani

RASSEGNA STAMPA

Scambiatevi un segno di pace. Lotito e Cairo s'abbracciano timidamente e si stringono la mano per qualche istante. Sino a due giorni fa sembrava pura utopia un simile gesto di distensione, invece ieri è successo nel dolore. Attacchi, ripicche e accuse sono nulla di fronte a simili tragedie. Il presidente del Torino ieri è comparso alla Chiesa di San Giovanni Bosco per i funerali di Daniel Guerini, il ragazzo classe 2002 della Primavera biancoceleste, scomparso tragicamente lo scorso 24 marzo in un incidente stradale. Il diciannovenne era tornato proprio a gennaio dal club granata nella capitale, per questo Cairo non è voluto mancare (anche perché era uno dei migliori amici del figlio Federico). «Grazie della presenza», gli ha sussurrato quasi all'orecchio Lotito al termine delle onoranze. Poi è andato subito via e ha girato le spalle. Potrebbe essere l'inizio di un nuovo rapporto civile e quindi la fine delle belligeranze? Difficile, perché il numero uno della Lazio non può né riesce a dimenticare quello che, secondo lui, sta facendo Urbano per farlo fuori da anni dalle posizioni di potere. Non a caso ha sporto querela per via della querelle Zarate e poi per il caso tamponi che avrebbero infangato la sua immagine nonché fatto partire l'inchiesta e i successivi deferimenti del pm Chiné. Adesso Lotito rischia ancora di perdere la sua carica federale: se la Corte d'Appello presieduta dal presidente Torsello, a cui è ricorsa anche la Procura, dovesse rialzare l'inibizione, con 12 mesi (già due accumulati nell'ultimo decennio) e un giorno lui decadrebbe. Già coi sette comminati dal Tribunale Federale, non potrà partecipare a nessuna Assemblea né votare. 
QUERELLE TORINOQuesto è il culmine dell'alta tensione, già in parte raggiunta lo scorso 16 dicembre 2019. Lotito e Cairo erano arrivati quasi alle mani in Lega per l'elezione di Dal Pino (osteggiata dal Torino) come successore di Miccicché. Ancora i due su posizioni opposte per la ripresa o l'interruzione definitiva del campionato, dopo lo scoppio della pandemia, guarda caso con la Lazio in lotta per lo scudetto e il club granata a rischio retrocessione. Quindi anche lo scorso 2 ottobre. Il presidente della Lazio e altri colleghi erano contrari a inserire (dopo il focolaio scoppiato al Genoa) nel Protocollo Figc la postilla del comunicato numero 51 della Lega che dava alle Asl la possibilità d'indirizzare il rinvio delle partite. Cairo era invece a favore e, guarda caso, come il Napoli è riuscito a «trarne vantaggio», come scritto nelle motivazioni della Corte d'Appello nella sentenza di rigetto del ricorso biancoceleste. 
PROSSIME PUNTATEIl direttore dell'Asl di Torino, Roberto Testi, non ci sta però a queste accuse: «Sono idiozie, abbiamo rispettato le norme e il club granata non ci ha fatto alcuna pressione». Lotito non ci crede, vorrebbe portare al Tar l'abuso d'atti d'ufficio e, se accertato, si potrebbe poi entrare anche in un risvolto penale. Bisognerà aspettare le prossime puntate. Magari questo disgelo formale potrebbe far rientrare quasi ogni questione. D'altronde anche nella battaglia sui fondi dei diritti tv c'è stata una sorta di riconciliazione. Cairo, contrario inizialmente, ha votato per Dazn nel finale. E' quasi Pasqua, scambiatevi un altro segno di pace. 
A.A. - Il Messaggero