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Sconfitta in Svezia: ora serve l'impresa: più scuse che coraggio

NAZIONALI

Siamo andati a Stoccolma a giocare per un pareggio, e ci ritroviamo con un gol addosso, che pesa e che fa male. E’ una sconfitta recuperabilissima certo, ma non siamo una squadra di grande carattere: giochiamo mediocremente, anzi direi male, le individualità che pure non mancherebbero si perdono, soffriamo il clima, le tensioni,  i nervosismi, tipici di partite del genere. E che sono pane quotidiano nel calcio. Ma che partita potevate aspettarvi in casa della Svezia? Pensavate che non ci fosse un po’ di corrida?

 

Svezia-Italia è scivolata via sui binari delle precedenti modestissime partite, non potevamo essere molto ottimisti prima, non possiamo esserlo adesso. Prima dei nomi ne faccio una questione di gioco e di carattere, l’Italia, questa Italia, è una squadra mai nata, che ha poco cuore, che non sa dove andare, che è troppo prudente e paurosa. Lasciamo per un attimo da parte la questione Insigne, già la squadra che è andata in campo avrebbe dovuto fare e dare molto di più: si registra un palo di Darmian, un colpo di testa di Belotti e poco altro. La Svezia ovviamente ha alzato un po’ la tensione, ma sinceramente non ho visto picchiatori o entrate a far volontariamente male.

Ventura ha messo dentro Insigne troppo tardi, semplicemente perché quel gioco andava cercando, gli interessava addormentare la partita, non accenderla, non rischiare, non cercare il gol. Inquietante l'ennesima prestazione impalpabile di Verratti, e il problema lo sapevamo già da molto prima. Quando l’Italia ha preso il gol – anche sfortunato, per carità – non ha più avuto la forza per ricostruire una gara che ormai aveva interpretato al ribasso, cercando il pareggio. Del resto tre gol fatti nelle ultime cinque partite mi sembrano un dato abbastanza indicativo: abbiamo dei buoni attaccanti che prima di far gol devono pensare al pressing. Immobile e Belotti hanno fatto poco e niente, ma l’Italia non li ha quasi mai cercati, nemmeno in contropiede è riuscita ad accendersi. Insigne quando è entrato non ha fatto niente, semplicemente perché negli schemi dell’Italia non è previsto. La Nazionale non sa dove metterlo Insigne.

L’arbitro che ha lasciato che il clima si surriscaldasse, la sfortuna, loro che non hanno fatto niente. Ventura di scuse subito dopo il match ne ha accampate decisamente troppe, lo fa quasi sempre ormai. E se le scuse fossero gol ai Mondiali ci saremmo già.

Adesso si va ovviamente alla caccia della “partita della vita”, si cerca l’abbraccio e la spinta di San Siro. Insomma ci affidiamo sempre agli slogan, ma il Mondiale oggi è un po’ più lontano. E se continuiamo a giocare così ci andremo solo per un gol rubacchiato, o per quella fortuna che a Stoccolma non abbiamo avuto. Insomma praticamente per caso. Ma per come stiamo oggi ci metterei la firma.

Repubblica.it

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