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Di Canio: "Inzaghi ha cambiato atteggiamento rispetto a quando era calciatore. Chinaglia il mio mito"

RASSEGNA STAMPA

Intenso, diretto, sponta­neo. Ma soprattutto...la­ ziale. Di Canio è così, co­ me è sempre stato. Durante la terza edizione dell’incontro «Sport tra epica ed etica», pre­ sentato da Marco Mazzocchi al Brancaccio, in cui vari spor­ tivi si confrontano (oltre all’ex biancoceleste era presente l’alpinista Simone Moro), Di Canio si è immerso nella lazia­ lità: «I due gol che ho segnato nei derby sono speciali ed emozionanti, seppur comple­ tamente diversi – ha racconta­ to –. Nel 1989 provai un’emo­ zione travolgente. Quella era una Lazio povera, che non vinceva un derby dal 1979.
Esultai imitando Chinaglia, andando a sfidarli sotto la Curva Sud». Nel 2005 segnò ancora, sempre nel derby, sempre sotto il settore caldo del tifo giallorosso: «Quella volta non scavalcai i cartelloni perché ero vecchio, avrei ri­ schiato una brutta figura. Guardando il filmato del gol mi impressiona il boato della gente. Forte, compatto, assor­ dante. Eppure io non sentii nulla. Per me lo stadio era vuoto. Sentivo solo il silenzio dei romanisti». Ed era assor­ dante.
RACCONTI Quelli i due gol più intensi della sua carriera: «Ho bisogno di prepararmi agli eventi riflettendoci su – ha spiegato –. Già al terzo anno di professionismo pensavo a
Paolo Di Canio, 49 anni
come sarebbe stato il ritiro. Oggi penso alla morte. E devo dire che morire dopo aver se­ gnato il secondo gol alla Roma sarebbe stato perfetto. Non subito dopo, ma al termine della serata di festeggiamenti con i laziali».

CUORE BIANCOCELESTE Una passione quella per la Lazio alimentata dall’amore per Giorgio Chinaglia: «Era il mio mito – ricorda –. Le immagini in bianco e nero, i gol, lo scu­ detto. Era inarrivabile. Il mio idolo invece era Bruno Gior­ dano. Lui lo potevo toccare con mano, lo sentivo vicino a me». Un pensiero anche a Si­ mone Inzaghi, con cui litigò per chi dovesse battere il rigo­ re contro la Sampdoria alla prima di Di Canio dopo il ri­ torno alla Lazio: «Per come conoscevo Inzaghi – racconta –, non pensavo potesse diven­ tare un uomo spogliatoio e un allenatore così preparato. Ha cambiato atteggiamento ri­ spetto a quando giocava. È stato bravo, perché è riuscito a far emergere le sue qualità in poco tempo». A chi gli chiede quando tornerà a casa, cioè al­ la Lazio, Di Canio ha risposto: «Vivo a Roma. Sono a casa». Uscito dal teatro, decine di la­ ziali ad aspettarlo, per fargli firmare la maglia con il nume­ ro 9 e la scritta Di Canio. E per ringraziarlo per i gol ai derby. Ecco perché non ha bisogno di lavorare per la Lazio per sen­ tirsi a casa

CUORE BIANCOCELESTE Una passione quella per la Lazio alimentata dall’amore per Giorgio Chinaglia: «Era il mio mito – ricorda –. Le immagini in bianco e nero, i gol, lo scu­detto. Era inarrivabile. Il mio idolo invece era Bruno Gior­ dano. Lui lo potevo toccare con mano, lo sentivo vicino a me». Un pensiero anche a Si­ mone Inzaghi, con cui litigò per chi dovesse battere il rigo­ re contro la Sampdoria alla prima di Di Canio dopo il ri­torno alla Lazio: «Per come conoscevo Inzaghi – racconta –, non pensavo potesse diven­ tare un uomo spogliatoio e un allenatore così preparato. Ha cambiato atteggiamento ri­ spetto a quando giocava. È stato bravo, perché è riuscito a far emergere le sue qualità in poco tempo». A chi gli chiede quando tornerà a casa, cioè al­ la Lazio, Di Canio ha risposto: «Vivo a Roma. Sono a casa». Uscito dal teatro, decine di la­ ziali ad aspettarlo, per fargli firmare la maglia con il nume­ ro 9 e la scritta Di Canio. E per ringraziarlo per i gol ai derby. Ecco perché non ha bisogno di lavorare per la Lazio per sen­ tirsi a casa

 

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