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Lazio: gol, vittorie e record. A Inzaghilandia è sempre festa

APPROFONDIMENTO

Benvenuti a Inzaghilandia, il paese del gol. La Lazio di Simone in campionato ne ha segnati 75, miglior attacco davanti alla Juve, e subiti 40 (decima difesa): lo spettacolo è garantito. "Questo è il calcio che piace a me", ha detto dopo la vittoria di Udine. Ha giocato con un solo mediano, puntando sul palleggio antistress con Milinkovic, Luis Alberto e Felipe Anderson tutti in campo. Gli è andata bene, la Lazio ha superato l'Inter e agganciato la Roma al terzo posto e domenica c'è il derby: "Sarà una partita bellissima, ma io ora penso solo al Salisburgo", dice Inzaghi.

La sua squadra ha gli stessi punti dello scorso anno, 60, a testimonianza di una continuità di rendimento che esalta. Non a caso, Juve e Napoli pensano a Simone per il futuro, quando Allegri e Sarri decideranno di mollare. Lui, Inzaghi, al momento è concentrato solo sullo sprint finale di una stagione fin qui da applausi. Intanto colleziona record: mai nella sua storia, ad esempio, la Lazio aveva vinto 10 volte in trasferta. Segno di carattere e personalità. E il primato dei gol stagionali è vicino: 108 contro i 109 di Eriksson nell'anno dello scudetto 2000.

Stratega e psicologo, quest'anno il giovane tecnico ha puntato su un modulo solo, il 3-5-2, per dare una identità tattica precisa alla squadra. Finora ha funzionato, eccome. Ma il segreto del successo resta la gestione del gruppo, basato sul dialogo con i calciatori e il feeling assoluto con i "senatori", da Lulic e Radu a Parolo e Immobile. Sotto questo aspetto, Inzaghi sembra un veterano della panchina, non un allenatore di 42 anni appena compiuti. Sa usare carota e bastone, come nei confronti della ribellione di Anderson contro il Genoa: il brasiliano fu escluso dai convocati a Napoli, poi reintegrato e ora Felipe vola, è tornato l'arma in più della Lazio. Ha avuto qualche problema con il turnover, Inzaghi, ma nelle tre partite dopo la sosta (tre vittorie contro Benevento, Salisburgo e Udinese) ha dimostrato di essere migliorato anche in quello, nella gestione delle risorse in una stagione lunga finora ben 47 partite.

L'intesa tra lui e il capocannoniere Immobile è totale. L'abbraccio dopo il gol di Ciro al Salisburgo è la sintesi del rapporto tra i due. È stato Simone a volerlo a tutti i costi due estati fa, e il centravanti da allora lo ha ripagato con 64 reti, il bottino di Klose in cinque stagioni. Anche Immobile inanella un record dopo l'altro: mai nessuno, nella storia biancoceleste, aveva segnato così tanto in una stagione e in un campionato. Neanche Chinaglia, nemmeno Crespo e Signori. Lui e Luis Alberto in Serie A hanno realizzato 36 gol, è la coppia d'attacco più prolifica; in stagione sono 48. Punta su quei due, Inzaghi, per respingere giovedì l'assalto del Salisburgo. In dubbio Lulic, che a Udine ha rimediato una ginocchiata alla coscia dopo 5 minuti: domani le sue condizioni verranno valutate a Formello. Si spera di recuperarlo già per l'Europa League perché a Inzaghilandia il capitano ha un ruolo fondamentale: è l'asso di Coppe. Repubblica.it

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