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Lazio alla conquista della semifinale: Inzaghi sa come si fa

RASSEGNA STAMPA

La Lazio insegue record e storia in Europa League. A Salisburgo per regalare a Lotito la prima semifinale e superare quota 109 gol (1999-2000). Grazie per l’impresa, e per l’esempio: casomai qualcuno pensasse di essere già qualificato dopo il 4-2 dell’andata. E pazienza se l’esempio, indirettamente, ai suoi l’ha dato proprio la Roma. With compliments, certo. Ma Simone Inzaghi, assecondato il dovere dei convenevoli di rito, va oltre. Pensando solo alla Lazio: «È proprio quella grande impresa della Roma a dimostrare che le partite di coppa si giocano in 180′. E che anche quando hai un vantaggio importante, una partita interpretata male pub finire male». Figuriamoci se stasera il pensiero dovesse andare a chi quell’impresa ha firmato e domenica tornerà la rivale di sempre, più di sempre: «La sua vittoria non ci dà più pressione in vista del derby: semmai della gara con il Salisburgo. Per questo non ho in testa i diffidati – tanti, ma non mi farti influenzare – e neppure il turnover: farlo significherebbe pensare al derby e invece l’unica partita che conta per noi, adesso, è questo ritorno».

Vale una semifinale di Europa League, quindici anni dopo l’ultima volta di una Lazio così spedita fuori confine. Allora Simone Inzaghi faceva gol: tanti e spesso pesanti. Adesso ne fa fare: tantissimi, telecomandando dalla panchina. Per allora si intende 13 marzo 2003, in panchina a telecomandare lui c’era Roberto Mancini. Simone combatteva anche con la sorte, ma combatteva: quel giorno rientrava in campo (dalla panchina, al posto di Favalli) dopo una frattura al braccio, al ritorno a Istanbul sarebbe stato fermato dalla febbre. Perb il gol segnato una settimana prima, in casa, fu la prima spallata per far perdere l’equilibrio al Besiktas: assist di Stankovic, finta di Chiesa, stop e girata di destro di Inzaghi. Il peso specifico che Mancini aggiunse all’attacco di quella squadra che era bella quanto quella di oggi, ma molto meno assassina dalla trequarti in su. E infatti segnava molto meno dei 108 gol stagionali che oggi fanno annusare l’ennesimo record: superare i 109 della Lazio 1999-2000. L’ultima Lazio da scudetto.

Oggi il sogno è un altro: il pass per una semifinale europea, come quello su cui Inzaghi mise il primo timbro nel 2003. Eriksson (due) e appunto Mancini toccarono il traguardo per tre volte in sei anni, solo che poi la Lazio ne ha visti scorrere quindici di appuntamenti mancati. Sarebbe la prima dell’era Lotito, e bluffare a questo punto non si pub. Oppure sì, ma al massimo per nascondere la formazione: «Giocano Radu e Parolo, che domenica hanno riposato, Lulic stamattina ci ha dato buone sensazioni, per il resto tanti ballottaggi possibili, non solo fra Luis Alberto e Felipe Anderson: magari giocano entrambi o anche nessuno dei due. Di sicuro non vedo stanchezza fisica: i dati sono ottimi. Mentale? Quella si supera vedendo gli obiettivi. E ne abbiamo di molto belli davanti a noi».

Gazzetta dello Sport

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