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Tragedia Astori, perizia shock: "Non è morto nel sonno"

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Il 4 marzo 2018 se ne è andato Davide Astori. Sono passati poco più di tre mesi da quella tragica notte. I medici che avevano svolto l'autopsia avevano ricondotto il decesso ad una "bradicardia". Stando alla loro ipotesi il cuore avrebbe rallentato il battito fino a fermarsi. Come riporta il Corriere della Sera, i risultati della perizia sulla morte del calciatore, dicono, però, l'esatto contrario. Secondo i professori Carlo Moreschi e Gaetano Thiene, gli autori della perizia, il decesso avrebbe come causa una "tachiaritmia", un'accelerazione improvvisa dei battiti che ha portato l'atleta alla morte. Nella perizia viene spiegato che si sarebbe trattato del primo e ultimo episodio della patologia. Secondo i periti, inoltre, Astori non sarebbe morto nel sonno, come invece era stato affermato in precedenza. Se non fosse stato solo, forse avrebbe avuto qualche possibilità di salvarsi. «Non posso anticipare nulla - ha dichiarato il procuratore di Udine Antonio De Nicolo -. Posso solo dire che sul caso è aperto un fascicolo a carico di ignoti. La collega sta studiando il documento. Non appena il lavoro sarà terminato decideremo se proseguire l’indagine o chiedere l’archiviazione».

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