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Il "dogma" tattico: la Lazio di Simone Inzaghi 2018-2019 non cambia mai

RASSEGNA STAMPA

C’è chi sostiene che, perché nulla cambi, debba in realtà cambiare tutto. Gattopardismo. Inzaghi la pensa in modo esattamente contrario: lui non vuole cambiare nulla e lascia tutto immutato, senza spostare nemmeno un’inezia. Tanto che domenica a Empoli, a meno di sorprese, la Lazio giocherà con la stessa formazione per la terza volta consecutiva. Non solo il medesimo modulo, ma molto di più: saranno identici tutti e undici i calciatori che scenderanno in campo. Solo al debutto, contro il Napoli, ci sono state alcune variazioni sul tema, ma perché Leiva e Lulic erano squalificati. Dalla Juve in avanti, la formazione è una. Una stranezza nel calcio di oggi, dove i tecnici – soprattutto quelli delle squadre impegnate anche in Europa – cambiano i giocatori in continuazione, quasi fosse calcetto. E spesso modificano anche i moduli: guardate Allegri, oppure il vicino Di Francesco. Invece Simone, forse nostalgico della serie A di un tempo, sta facendo tornare i tifosi biancocelesti a 40 o 50 anni fa, quando ognuno conosceva a menadito la formazione della sua squadra del cuore, perché non mutava mai, e la scandiva come una poesia imparata a memoria. I versi di Inzaghi sono: Strakosha; Wallace, Acerbi, Radu; Marusic, Parolo, Leiva, Milinkovic-Savic, Lulic; Luis Alberto; Immobile. Anche nella scorsa stagione Inzaghi non ha mai cambiato modulo: la Lazio ha sempre cominciato le gare di campionato con il 3-5-1-1 e pochi sono stati i cambiamenti in corsa, dovuti esclusivamente a situazioni di grave e improvvisa emergenza. Solo nella prima gara, contro la Spal, avevamo visto qualcosa di diverso (non una variazione significativa, però): fuori Leiva per un affaticamento muscolare, Luis Alberto si era abbassato a fare il regista e Palombi aveva affiancato Immobile, formando una coppia di veri attaccanti. Poi, riprodotto con successo lo schema di cui si diceva, Simone non lo ha mai più toccato. C’era comunque una motivazione più che valida, in quella scelta conservatrice: la Lazio così costruita volava, riuscendo ad andare oltre ogni previsione e rimanendo per lunghi mesi agganciata al vertice della classifica. Comprensibilmente Simone Inzaghi chiedeva: perché dovrei cambiare una squadra che funziona? In questo inizio di campionato, invece, i biancocelesti scricchiolano: prima sono arrivate le due sconfitte contro Napoli e Juventus, quindi la soffertissima vittoria contro il Frosinone. Qualcuno si aspettava che la formazione potesse essere rivista e, con questa, forse anche la disposizione in campo. Niente da fare, si va avanti così: ormai è diventata quasi una sfida personale. La partita contro l’Empoli è difficile e peserà tanto sulla Lazio, alla vigilia del debutto in Europa League: Simone vuole giocarsela con la «sua» squadra. Non cambiare niente perché nulla cambi.

Fonte: Il Corriere della Sera

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