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FIGC: Tommasi resta con i "ribelli" ma non voterà né Gravina né Sibilia

POLITICA SPORTIVA

Ora la crepa è ufficiale. Damiano Tommasi non sterza, va dritto per la sua strada, che al momento somiglia molto a quella che il 29 gennaio scorso gli fece vincere il trofeo della coerenza, ma perdere la grande partita delle elezioni, a lui e ai suoi competitori. Oggi fanno parte, o almeno dovrebbero far parte tutti della stessa alleanza, Tommasi, Sibilia, Gravina e Nicchi. Gli azionisti del celebre granitico 73%. Giancarlo Abete li aveva messi insieme intorno al suo nome, ma ora, da capitano non giocatore e non candidabile, ha più di qualche difficoltà a tenerli uniti. Il presidente dell’Aic vuole restare nel perimetro del 73%, ma non intende votare - esattamente come a gennaio -, né Gravina né Sibilia. Ecco dove si è aperta la crepa. «Dobbiamo portare un valore aggiunto nella coalizione, continuiamo a provarci», ha detto ai 52 delegati assembleari che voteranno il 22 ottobre, riuniti ieri in un incontro politico che avrebbe dovuto stabilire una linea definitiva. E invece... «Abbiamo ribadito la volontà di rimanere nel 73%, ma di non riproporre i candidati di gennaio - ha detto Tommasi, che prima del vertice con Miccichè e le altre componenti di giovedì incontrerà Gravina e Sibilia, probabilmente domani -. Va trovato un presidente che faccia sintesi. Su Abete - dice -, al momento non c’è la certezza che non sia incandidabile». In realtà, più che di Abete si parla di Abodi. Tommasi ha raccontato con trasparenza ai suoi delegati i contatti avuti con il presidente del Credito Sportivo nei giorni scorsi. L’idea che accarezza il presidente dell’Aic è lavorare per rendere Abodi il candidato del 73%, ma dovrà passare da Gravina e Sibilia che ad oggi non ne hanno alcuna intenzione. «Abodi? Il nome deve uscire dal 73% e su questa linea ci confronteremo con le altre componenti. Vogliamo mantenere il nostro 20% compatto, cercare di rimanere nel 73%, salvo le condizioni di cui sopra, senza ascoltare altre sirene». Sullo sfondo, resta il quadro desolante di in calcio in balia dei tribunali e nel pieno di nuove polemiche arbitrali. Il prossimo sarà un presidente di transizione, Abodi - che nelle prossime ore chiarirà con il sottosegretario Giorgetti la questione della compatibilità delle cariche - ha già spiegato che non intende andare oltre, ma gli serve consenso per accreditarsi come il presidente di tutti e avviare le riforme a maggioranza qualificata che invocano tutti. «Quella della giustizia sportiva è la principale per evitare ridicole contraddizioni», ha avvertito Micciché, definendo «irrisorio» il peso della Lega A rispetto alle altre componenti. Un altro aspetto da rivedere.

Fonte: La Gazzetta dello Sport

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