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La Juve vince col talento, Allegri indovina la squadra anche senza regista

RASSEGNA STAMPA

La Gazzetta dello Sport offre un'interessante analisi tattica della vittoria della Juventus ai danni di una Lazio scesa in campo senza la dovuta concentrazione. La Rosea sottolinea la scelta del tecnico Massimiliano Allegri di puntare le proprie giocate su due assi come Dybala e Dani Alves, opzione nata dalla mancanza di un vero regista, considerata la mancanza delle due menti del centrocampo, Pjanic e Khedira. 
La Joya e l’ex Barcellona assolvono il compito dei geometri da maestri, aiutati dall’altra parte da Alex Sandro, il giocatore più coinvolto tra i bianconeri (76 tocchi). In tre costruiscono 9 occasioni. Rincon fa la comparsa (11 palloni persi), Marchisio svolge ruoli di raccordo (62 passaggi positivi), mentre la vera costruzione di pericolo viaggia sull’asse Dybala-Dani Alves, le trame si sviluppano soprattutto a sinistra, da quella parte arriva l'1-0 ospite, nato da un' incomprensione tra Lulic e Wallace: nessuno dei due segue l’ex Barça che traduce in rete un lungo e leggibile cross di Alex Sandro. Questa marcatura alza ulteriormente la consapevolezza dei Campioni d'Italia, difficile segnare alla BBC. 
La Lazio vorrebbe puntare sui duelli individuali, ma finisce intorpidita nella rete di movimenti sinuosi della Signora. Dybala si agita soprattutto sul centrodestra, dove già Dani Alves imperversa: Marchisio stringe per cercare il pallone, Milinkovic deve chiudere su di lui, il centrale laziale di quel lato resta inchiodato dietro e così Dybala può sempre ricevere senza problemi.
Come accade in queste gare secche, soprattutto per la squadra sfavorita sulla carta, per portare a casa la Coppa fondamentale segnare per primi. E l’occasione l’ha avuta, sull’unica situazione che poteva mettere in difficoltà la Juve: tocco in verticale di Milinkovic dopo raddoppio di marcatura vicino all’area e verticalizzazione immediata per Keita. Il passaggio di prima, con relativo accorciamento dei tempi di gioco, è l’unica situazione che i bianconeri possono soffrire, perché non danno a Bonucci la possibilità di coprire la profondità come fa straordinariamente in situazioni normali. Qualche miglioramento c’è stato, sul piano della pericolosità, quando Inzaghi ha tentato il tutto per tutto, mettendo anche Felipe Anderson. In quel modo non c’era più uno contro uno sulla fascia ma due contro uno, oppure obbligo di uscita per uno dei tre centrali. Troppo poco, troppo tardi.

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