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Inzaghi e un sogno Champions impossibile senza i due tenori

RASSEGNA STAMPA

Al culmine di una delle settimane più tribolate e difficili degli ultimi tempi, Simone Inzaghi, ha ritrovato sorriso e tre punti. Il successo sulla Fiorentina ha assunto un peso specifico immenso perché ha cancellato le scorie del derby, ha dato un colpo di spugna alla disfatta in Germania e ha riproposto una Lazio da primi posti. Però il tecnico non può ritenersi né soddisfatto, né tranquillo dalla squadra che, pur trattando ogni zolla di campo come se fosse lo sbarco in Normandia, non ha la stessa baldanza, la personalità e la capacità realizzative di una volta. Di certo esibisce maggiore concretezza e cuore ma è costretta a soffrire più del dovuto per portare a casa i punti. Inzaghino temeva la sfida con l'ex Pioli che, in caso di sconfitta, avrebbe aperto una crisi profonda. L'ha preparata con meticolosità, ritrovando la sicurezza di Radu e optando per le due punte dall'inizio. Una scelta dettata dalla scarsa condizione di Luis Alberto, più che da vere convinzioni tattiche. Lo scorso anno la squadra poteva contare su 3 certezze, quelle che incanalavano e risolvevano gli incontri, con giocate scintillanti e gol. 
UNICA CERTEZZA
In questo momento all'allenatore è rimasta un solo vocalist nel coro: Ciro Immobile, il trascinatore che non tradisce mai e che ha mortificato le speranze dei viola con colpo di karate. Il bomber che segna contro tutti e che ha messo anche la Fiorentina nei suoi trofei. Però sono venuti meno gli altri due punti di riferimento: Milinkovic e Luis Alberto. Il serbo, quasi sempre anonimo nei momenti cruciali, sembra essersi smarrito sotto il peso di una valutazione fuori della realtà, lo spagnolo è ancora avviluppato nei problemi del post-pubalgia. Senza parlare della fragilità della difesa, confermata da altri marchiani errori. Un reparto che andava potenziato e che resta il vero punto debole. La vittoria ha scacciato i fantasmi senza risolvere i problemi strutturali che impediscono il salto di qualità. Inzaghi è costretto a inseguire il sogno del suo passato, quello che i biancocelesti hanno cullato fino all'ultimo minuto del campionato passato. E' questo l'ostacolo più duro: quello che agita il sonno del tecnico, rimasto anche senza voce. Aspetta di riavere la squadra opulenta e divertente ma, in queste condizioni, deve pensare a gestire al meglio il territorio e i punti anche con decisioni strambe, come quella di togliere Immobile nel momento più caldo. Deve distillare serenità nel gruppo ma deve ritrovarla soprattutto lui in questa lunga pausa.
Gabriele De Bari - Il Messaggero 

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