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Il ritorno di Radu: la grinta di un capitano senza la fascia

RASSEGNA STAMPA

ROMA Torna Radu, la Lazio vince. E, forse, non è solo una coincidenza. Per tutti i tifosi laziali è il romeno romano e quando è in campo mette tutto quello che ha, cuore, grinta, tempismo e precisione. Ringhia a tutti ed è dappertutto, pronto a chiudere una volta su Pjaca, poi su Simeone e soprattutto su Chiesa nel finale. Spesso e volentieri da solo ha neutralizzato le folate offensive del tridente viola. Dalla sua parte, non si passa. E quando ci vuole, rimbrotta qualche compagno, come Wallace che a metà del primo tempo, pressato, invece di dare la palla in verticale, decide di passarla in orizzontale nella zona di Radu. Una cosa che è meglio non fare, quando gli avversari ti pressano. Il centrale, addomestica il pallone, con la complicità di Lulic sbroglia la matassa, ma qualche secondo dopo sgrida il brasiliano e lo esorta ad essere più concentrato. Ecco, al derby, probabilmente, è mancato uno come lui. Uno che desse la scossa e che svegliasse la squadra dal torpore. E contro la Fiorentina, oltre a marcare stretto gli attaccanti, quando si accorgeva che la tensione calava un po', sbraitava, richiamando l'attenzione. Una specie di allenatore in campo. Stefan e Parolo sono dei maestri. 
UNA SECONDA GIOVINEZZANon fa sobbalzare la gente per qualche tocco alla Luis Alberto, ma quando è in giornata, è uno dei difensori più tosti e duri da superare. Tra un paio di settimane, Radu compirà la bellezza di trentaquattro anni, ma per quello che ha fatto vedere soprattutto negli ultimi tre anni, ovvero da quando è arrivato Inzaghi, sembra proprio non sentirli e non averli. Anzi, nonostante non si più un ragazzino, da un paio di stagioni, brilla per la sua costanza di rendimento. Basti pensare che negli ultimi due anni ha giocato oltre sessanta partite e con ottime prestazioni. Uno score che, con la partita di ieri con la Fiorentina, gli ha permesso di arrivare a 320 partite con la maglia della Lazio. A diciotto in meno di un mostro sacro come Vincenzo D'Amico. Ad impreziosire l'ultima prestazione, il suo ritorno da un infortunio fastidioso alla coscia. Un incidente che gli ha costretto a saltare il derby, una partita a cui non rinuncerebbe mai. Pensare che alla vigilia aveva dato il suo assenso a giocare, ma il rischio di restare fermo per mesi era troppo, quindi ha dovuto rinunciare, lasciando Formello, senza dire niente a nessuno e scuro in volto. Ora che è tornato vuole riprendersi il tempo perduto e aiutare la Lazio a centrare il sogno Champions. Lui, Stefan, è convinto che questo sia l'anno buono e da senatore e giocatore più anziano, nonostante sia restio a farlo, qualche giorno ha fatto un discorso davanti a tutti. E, vedendo quanto accaduto con la Fiorentina, qualcosa di buono è successo. 

Il Messaggero

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