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Luis Alberto e la settimana della svolta: in campo si attende la reazione dello spagnolo

RASSEGNA STAMPA

Lo hanno visto in forma, alla Fontana di Trevi, con la moglie Patricia e i figli Lucas e Martina: è lì che ha deciso di trascorrere la seconda giornata di riposo concessa da Inzaghi, a gustarsi il fascino di Roma. In campo, invece, lo vedono poco e – soprattutto – male: il giocatore che un anno fa accendeva Immobile e si illuminava anche di luce propria, capace di segnare dodici gol e creare ventuno assist, non esiste più. È un mistero, Luis Alberto, perché le radici dei suoi problemi sono sconosciute e dibattute. Problema di testa, dicono: avrebbe voluto andarsene in Spagna, a guadagnare di più e giocarsi la Nazionale, e vive la Lazio come una prigione, benché dorata. Questione di gambe, sostiene lui: ho la pubalgia, tanto che ho dovuto far venire in Italia l’ex fisioterapista del Liverpool, Ruben Pons Aliaga, a cercare di rimettermi in piedi. La verità è che molti, dentro e attorno alla Lazio, cominciano a ritenere il suo atteggiamento discutibile: un po’ indolente, un po’ disamorato. Ha rinnovato il contratto a febbraio, con cospicuo aumento d’ingaggio (gliel’hanno quasi raddoppiato, arrivando a due milioni netti a stagione con scadenza nel 2022), eppure non dà abbastanza, quasi si fosse pian piano offuscato fino a spegnersi. All’interno della società qualcuno sta perdendo la pazienza, i tifosi l’hanno invece esaurita quasi completamente: lo striscione che hanno dedicato a lui e Milinkovic-Savic prima della partita contro la Fiorentina, «finti talenti solo a caccia di contanti», è il segnale chiaro di un allontanamento repentino. Reagirà, Luis Alberto? In realtà non sembra un combattente: qualche mese fa dichiarava di essere uscito da una grave crisi psicologica che lo aveva colto dopo la sua prima stagione laziale, quando aveva addirittura pensato di lasciare non Roma, ma addirittura il calcio, perché non ne poteva più della panchina. Inzaghi per il momento lo ha fatto fuori. Un modo per proteggerlo, forse, ma anche per metterlo davanti alle sue responsabilità: qui nessuno ha il posto assicurato, dai di più altrimenti vado avanti con Caicedo e Correa. I quali, per ora, non sono certo ciò che era Luis Alberto fino a qualche mese fa. E a rimetterci è soprattutto la Lazio.

Fonte: Il Corriere della Sera

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