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Casarin: "Con la tecnologia meno spazio alla discrezionalità arbitrale"

RASSEGNA STAMPA

La Regola 5 del Gioco, edizione 2018-19, dice tra l’altro: «Le decisioni saranno basate sul giudizio dell’arbitro che ha la discrezionalità di assumere azioni appropriate nel quadro delle Regole del Gioco». Ecco la parola chiave: discrezionalità, ovvero facoltà di seguire criteri autonomi nell’esercizio dell’arbitraggio. Un uomo del sistema e con una larga possibilità di interpretazione che gli permette di restare, comunque, all’interno delle Regole. O forse anche di rimanere così componente attiva del gioco. Durante la gara l’arbitro può sbagliare; può essere assistito dal collega addetto alla Var solo in caso di un «chiaro ed evidente errore» o «grave episodio non visto» in relazione a rete segnata o meno, calcio di rigore o meno, rosso diretto, scambio d’identità e così via. In sintesi l’area di rigore e dintorni possono essere riesaminati dall’arbitro, in collaborazione con l’addetto alla Var, per sanare il chiaro ed evidente errore. Sorge un altro dubbio ancora: l’errore è chiaro perché evidente? E quando non è evidente è tollerabile? La situazione si complica persino: due arbitri, con l’aiuto della tecnologia, vogliono arrivare alla verità unica oppure ognuno dispone di una discrezionalità propria che li contrappone perfino? Allora bisogna lavorare sulla univocità della lettura del fallo e restringere finalmente la discrezionalità, così evidente in campo, ma ora capace di riapparire di nuovo anche nei pressi della postazione tecnologica. La tecnologia è razionale e fredda per definizione, sono gli arbitri che non vogliono convergere sul traguardo unico. Perché? Da eccessi di discrezionalità sono nate le perfezioni del gol-line e la disumana capacità tecnologica di valutare il fuorigioco, ritornato «fenomeno semplice» dopo le recenti (divertenti) invenzioni. Area di rigore, gol e fuorigioco visti e rivisti con decisioni finali prossime all’equità. Ma perché bisogna oggi sottolineare che il percorso verso l’assistenza tecnologica è concluso, anzi che si è andati oltre il programmato? Correzioni ulteriori bloccate per paura di abbassare l’importanza dell’arbitro umano o per poter invadere ancora il terreno di gioco di irrinunciabili discrezionalità? Qui comando solo io, dicevamo noi o forse più semplicemente era «qui voglio giocare anche io». Per l’arbitro di oggi non c’è più tempo e spazio per giocare.

Il Corriere della Sera

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