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Lazio, senti Reja: «Servono uomini veri che si diano una mano»

RASSEGNA STAMPA

ROMA Non chiamatelo ritiro punitivo, questo è preventivo. Ma ha comunque un carattere distintivo: è il settimo dell'era Lotito. Dal 2004 a oggi, il presidente è ricorso in diverse situazioni a questo espediente per ritrovare il sereno e in campo il risultato: sei vittorie e un pareggio, nelle partite immediatamente successive, dice il dato. Storico lo 0-2 al Cagliari del 21 marzo 2010 da cui nacque la splendida avventura di Reja sulla panchina biancoceleste, subentrato al posto di Ballardini da 5 gare. Dopo la prima vittoria sul Parma e un pari con la Fiorentina, arrivarono tre ko. Pesantissimo quello in casa col Bari (0-2), che spinse la Lazio con un piede in B e costrinse Lotito a spedirla a Norcia. Lì il vecchio zio Edy e la squadra strinsero un famigerato «Patto» per centrare la salvezza: «Io inizialmente non ero d'accordo, ma alla fine ero appena arrivato e fu il modo migliore per conoscere i miei nuovi ragazzi e unirci»
In quale maniera, Reja?
«Mi ricordo che facemmo una cena per il compleanno di Zarate e quello fu il momento esatto in cui ci ritrovammo». 
Cosa scattò nella mente dei giocatori?
«Doveva arrivare prima una maga, poi un mental coach e io mi rifiutai. Parlai coi senatori e con Brocchi e gli dissi: Se avete gli attributi, adesso tirateli fuori. Mica sarete dei bambini che avete bisogno dei tutori?' Da lì, ci fu un ricompattamento e volammo a vincere in Sardegna». 
Secondo lei la situazione è simile adesso a livello psicologico?
«Non credo. In fondo la Lazio viene da tre pareggi, ma forse Lotito ha fiutato un allarme per l'atteggiamento e ha prevenuto un'altra caduta». 
Possibile si sia rotto qualcosa all'interno dello spogliatoio?
«Ho visto la Lazio, non va bene da qualche mese e non so perché. Ci sono giocatori come Milinkovic, Luis Alberto, Leiva stesso che era un fenomeno l'anno scorso, che stanno giocando al di sotto del loro possibilità».
In caso di sconfitta sabato, il ritiro potrebbe proseguire a oltranza...
«La Samp può mettere in difficoltà, ma la Lazio è forte e deve vincere».
E' libero e qualcuno vede già la sua ombra su Inzaghi.
«Onestamente a un ritorno alla Lazio non direi mai di no. Ho lasciato un pezzo di cuore e potremmo ricostituire la coppia Reja-Bollini (ndc, scherza e ride), ma senza patti di Norcia...».

Il Messaggero

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