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Rogo a Roma, sorveglianza ko si rafforza l'ipotesi sabotaggio

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Le telecamere erano accese, ma non funzionavano da ben un anno. Il direttore dell'impianto di trattamento meccanico-biologico di via Salaria, l'ingegner Paolo Maria De Felice, lo ha riferito agli inquirenti che indagano sull'incendio divampato lunedì notte nello stabilimento alle porte di Roma nord e che fino a ieri ipotizzavano che il sistema di videosorveglianza - finito sotto sequestro - fosse guasto solo da 4 giorni. Ora, il sospetto è che qualcuno possa averne approfittato: sapendo che l'impianto di vigilanza era fuori uso da tempo, potrebbe essere entrato nella struttura per appiccare il fuoco. Ma le dichiarazioni del testimone dovranno essere verificate. Un altro dettaglio non convince chi indaga: le fiamme si sarebbero propagate troppo in fretta e con conseguenze disastrose per ipotizzare un atto accidentale, anche se le certezze si avranno solo alla fine dei rilievi dei vigili del fuoco, che in queste ore stanno cercando possibili inneschi.

 

Anche il Campidoglio sospetta che dietro al rogo ci fosse un intento doloso. Tanto che ieri la sindaca Virginia Raggi, in una lettera al ministro dell'Ambiente Sergio Costa, ha chiesto, attraverso il coinvolgimento dei Ministeri dell'Interno e della Difesa, una maggiore sorveglianza e presidi di sicurezza per gli altri siti di deposito e trattamento rifiuti che servono la città, con particolare attenzione al Tmb di Rocca Cencia.

Per il momento, la Procura procede per disastro colposo. Nel mirino anche le palesi carenze nella manutenzione del Tmb, già emerse in un'indagine parallela. Ma uno dei punti cruciali dell'inchiesta sul rogo riguarda le falle nel sistema di sicurezza e di sorveglianza. Quando ormai l'incendio aveva distrutto quasi per interno il capannone dei rifiuti, i responsabili dell'impianto sono andati a visionare il contenuto dell'hard disk del sistema di vigilanza: il disco era vuoto. L'ultima ripresa risaliva ad almeno un anno fa. E nessuno si era accorto di nulla.

I TESTIMONI
Nei giorni scorsi i carabinieri, coordinati dal procuratore aggiunto Nunzia D'Elia e dai pm Luigia Spinelli e Carlo Villani, hanno ascoltato diverse persone: l'assessore all'Ambiente Pinuccia Montanari, i responsabili del Tmb, i dipendenti. I pm vogliono ricostruire non solo le dinamiche che hanno provocato il rogo, ma anche il lungo elenco di anomalie relative alla manutenzione. Inaugurato nel 2011 e criticato dai residenti per i miasmi e i cattivi odori che sprigionava il Tmb, nell'ultima relazione depositata in Procura dall'Arpa Lazio, era stato definito problematico, per «rilevanti criticità sulle modalità e l'efficacia dei trattamenti effettuati». Sarebbero emerse anche criticità del sistema antincendio, che pare non abbia funzionato. Non si esclude dunque una responsabilità diretta di chi avrebbe dovuto garantire la manutenzione, né che l'episodio sia stato premeditato e messo a segno sfruttando le falle dell'impianto.
Ieri i vigili del fuoco erano ancora impegnati a spegnere il rogo che ha distrutto migliaia di tonnellate di rifiuti nell'area di stoccaggio. Saranno necessarie delle perizie tecniche per accertare le cause dell'incendio. Ma le consulenze potranno essere disposte solo quando i vigili del fuoco usciranno dalla zona rossa passando il testimone ai carabinieri del comando Tutela ambientale, che dovranno a loro volta passare al setaccio lo stabilimento. I pompieri, oltre a mettere in sicurezza la zona, sono stati incaricati dalla Procura di verificare la presenza di possibili inneschi nel capannone distrutto. Un'operazione tutt'altro che semplice, dal momento che l'incendio è partito dal blocco dei rifiuti indifferenziati dove dentro c'è di tutto: solventi, bombolette spray, contenitori infiammabili.

LA DINAMICA
Ad accorgersi che qualcosa non andava per il verso giusto, la notte di lunedì scorso, è stato uno dei due vigilanti in servizio: da dentro la sala comando del capannone affacciata sulla vasca, ha sentito l'esplosione da cui poi è partito il rogo. Un incendio enorme, divampato nel giro di poco tempo. Proprio la velocità di propagazione delle fiamme è un altro fattore su cui si concentra l'interesse degli inquirenti. La vasca di raccolta, infatti, benché contenesse dei rifiuti facilmente infiammabili è stata interamente avvolta dalle fiamme nel giro di pochi minuti. La veloce propagazione del fuoco risulterebbe anomala e spingerebbe ad escludere il principio dell'autocombustione, cioè il meccanismo secondo il quale l'immondizia si infiamma da sola a causa dei gas, dei vapori e del calore generati da una stasi prolungata. Non si esclude quindi la possibilità che qualcuno entrando facilmente nello stabilimento dalla parte posteriore (per nulla controllata) abbia potuto gettare sostanze infiammabili sulla parte superiore della montagna di immondizia (alta ben 9 metri) da cui poi è partito il rogo. Non è neanche da escludere che durante gli ultimi riversamenti dei camion, intorno alle 3 del mattino, sia stato scaricato del materiale già infiammato. Quel che è certo è che il Tmb-Salario come ripetuto più volte dalla sindaca Virginia Raggi non riaprirà.

ilmessaggero.it

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