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Correa, genio ed incompletezza

APPROFONDIMENTO

C’è il Tucu di genio, ma non può bastare come premio. Non puoi essere il migliore, se non riesci mai a segnare. Forse anche per questo non lo ha ancora riconvocato, il ct Scaloni, in Nazionale. Correa incanta, ma non fa male. E’ la solita scheggia impazzita a Firenze, innocua quando c’è da mettere lo zampino sotto rete. Pressa, accelera e inventa, ma poi frana sotto porta. Nella difesa avversaria crea il panico, corre come un matto e fa volare Terracciano. È un cavallo imbizzarrito, ma Inzaghi a fine gara riprende le redini: «Deve migliorare in fase realizzativa, perché un giocatore come lui deve alzare per forza il numero dei gol». Già ancora troppo pochi (appena 3 in campionato, 2 in Europa) rispetto a quello che fa Correa con quei piedi fatati. Non segna addirittura dal 25 novembre in Serie A, dall’1 a 1 al 93’ contro il Milan. In Coppa, il 13 dicembre, centrò il gol della bandiera con l’Eintracht. Era sparito contro l’ex Siviglia, al quale la Lazio verserà definitivamente 20 milioni (costo, chissà, abbassato dall’inserimento di Luis Alberto) per il suo valore. Fortunatamente rimane ottimo lo score (7) degli assist totale, tre nelle ultime due gare.

CORREZIONE
Domenica, come nel derby, un’altra partita da fuoriclasse, senza entrare fra i marcatori. Il problema è che serve a tutti i costi anche la sua vena, visto che non è sufficiente ormai solo Immobile. Quella che porta al gol di di Ciro resta comunque una magia incredibile, così come il passaggio-luce inventato per Leiva e non sfruttato. Classe immensa, Correa, eleganza, tecnica e rapidità. Un Tucu-taka che dovrebbe far volare la Lazio e invece la lascia talvolta a mezz’aria in fase di decollo. Joaquin deve diventare più cattivo, altrimenti rischia di restare sempre un campione incompiuto. Lo si capisce dal fatto che i suoi numeri sono importanti, ma poi non si concretizzano in punti. Correa top player per le occasioni create (4) e per la precisione (94,3%) dei passaggi offensivi completati (18 su 19). Ovviamente primo insieme a Milinkovic per dribbling (3), ma Correa alla fine è solo bellezza effimera senza un maledetto tapin. E’ l’uomo che crea sempre la superiorità numerica, ma poi non riesce a incidere sotto porta. Inzaghi dovrà correggergli questa caratteristica per trasformarlo in arma assoluta. Alla fine il Tucu-tucu dovrà inventarlo lui. Per potergli dire mi piaci, mi piaci di più. Ilmessaggero.it

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