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Coppa Italia, la finale è anche Gasperini contro Inzaghi

RASSEGNA STAMPA

ROMA La patente di lazialità l'ha già presa quasi vent'anni fa. Eppure Inzaghi ha bisogno d'alzare la Coppa Italia per rimanere saldo alla guida. Papà Lotito è convinto d'avergli comprato una Ferrari e che il suo figlioccio non l'abbia mai stirata a 200 chilometri orari. S'è fermato troppe volte, ha sbagliato troppe scelte, domani rischia di schiantarsi o rimirar le stelle. Contro l'Atalanta non sarà solo una finale, ma pure la chance d'Inzaghi di poter rivendicare coi fatti tre anni interi sulla panchina laziale. Dopo la Supercoppa, Simone lo ha fatto a parole, con un altro trofeo nel curriculum avrebbe un altro valore. Perché è vero che, da quando ha sostituito Pioli e poi Bielsa, ha fatto una splendida (81 vittorie, eguagliate quelle di Eriksson e Maestrelli) cavalcata. E la scorsa stagione, colpa soprattutto degli errori arbitrali, la Champions gli è stata scippata. Stavolta però la sua Lazio l'ha buttata e ora rischia di non rivedere nemmeno l'Europa: a due giornate dalla fine del campionato i biancocelesti sono all'ottavo posto, ecco perché vincere la Coppa Italia non è solo una questione di prestigio, bensì l'ultimo appiglio per non chiudere un ciclo. 
CREDITOAlmeno di facciata Inzaghi non si sente in discussione. Ha la fiducia dello spogliatoio e del diesse Tare. Lotito gli ha fatto pure un discorso per farlo rasserenare, ma in realtà un altro tonfo con l'Atalanta lo farebbe precipitare. Sarebbe la chiusura terribile di un cerchio di liti, inaugurate col presidente addirittura in estate. Invece l'allenatore sogna di regalargli il quinto trofeo e avere poi lui un credito vero da potersi giocare. Non ha gradito durante tutta la stagione le critiche e le pressioni, sarebbe diverso sedersi con Lotito intorno a un tavolo in posizione di forza per Inzaghi. A quel punto, se non ci fosse condivisione d'intenti e di piani futuri, con un conato d'orgoglio Simone potrebbe pure presentare le dimissioni, nonostante un contratto ancora in vigore sino al 2020. E' innamorato della Lazio, Inzaghi, ma comincia a non sopportare i continui mugugni. Conosceva bene l'ambiente e sapeva quanto la vita in panchina sarebbe stata pesante. E' cresciuto, ma ora sta pure meditando di proseguire lontano dal clamore, per esempio andando in squadre (Atalanta e Samp) di minor blasone. Piace anche e soprattutto al Milan e la Juve, ma lì diventerebbe più ingombrante la storia e ogni altro paragone. Inzaghi spera comunque di poter essere lui a scegliere, domani dovrà aiutarlo Immobile. Le altre decisioni di formazione (Correa in vantaggio su Caicedo acciaccato, Bastos o Luiz Felipe al fianco di Acerbi e Radu) le prenderà oggi, quando darà pure il responso definitivo (panchina o meno) su Milinkovic. Lotito in fondo tifa perché lui non sbagli, altrimenti saranno guai dopodomani. I contatti con De Zerbi e Mihajlovic ci sono già stati, ma il presidente non ha mai fatto fatica a smentirli.

Il Messaggero

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