
Lazio, Frattesi boom: “Mentalitá e responsabilità, mi piace l’impossibile”
Dichiarazioni
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Continua l’ottimo periodo in casa Lazio e l’ottimo periodo di Davide Frattesi che grazie ai suoi due gol in due partite porta la Lazio alla seconda vittoria consecutiva per 1-0.
“Alla fine sono andato via dall’Inter, che era una squadra e che amavo con tutto il cuore, perché desideravo prendermi responsabilità che li non avevo, sono venuto qui apposta a 26 anni e voglio dimostrare di avere carattere e di saperlo usare. Non ce la facevo a correre durante l’esultanza per questo ho esultato così rispetto a Bologna. Ho preso una botta al ginocchio durante la gara, niente di grave ma spero che il dolore passa prima possibile perché in alcuni tratti ho fatto fatica. Sicuramente è stato bello tornare a Roma perché ho ritrovato tutti. Quando era morta nonna ho avuto il desiderio di riavvicinarmi a casa per stare vicino ai miei cari, per il resto Roma me la godo di notte perché durante il giorno o mi fermano per le foto o ricevo insulti”.
Le parole in conferenza stampa di Davide Frattesi post Lazio-Genoa:
Sognavi un inizio del genere? Cosa ti ha convinto a venire qui? Hai parlato con Gattuso?
«Mi ha chiamato cento volte, scherzo. Col mister c’è sempre stato rapporto, mi ha convocato alla prima nonostante io sia stato operato di ernia a luglio. Già da lì avevo instaurato un rapporto, poi a 26 anni c’è da prendersi delle responsabilità e sentivo di poterlo fare. Ho cercato un posto dove potermele prendere. Si sogna un po’ alla volta, ma forse è troppo (ride, ndr)»
Sei arrivato in uno dei momenti peggiori per la Lazio, ti spaventa il rischio di diventare imprescindibile?
«No, anzi cercavo quello. A me piacciono le cose impossibili, questa è la mia crociata. Ho visto che era impossibile fare quello che volevo, e sono qui per questo»
Sei abituato a giocare sotto pressione. Che gruppo hai trovato qui?
«Io sono uno che rompe le scatole, ero abituato in un certo modo. Su c’è una mentalità diversa, rompo le scatole perché so che, anche se non servono, ti aiutano. Poi si parla del derby, ma sono sei punti, nelle altre che facciamo? Non funziona così. Io sto cercando di portare una mentalità più del nord, anche se io sono di Roma. Sto cercando di portare quel tipo di mentalità».
Hai trovato dei calciatori che ti somgliano o che ti hanno stupito?
«Sono tutti ragazzi che già conoscevo, almeno gli italiani. Gli stranieri ti portano altre qualità, come Nuno che va a trecento all’ora, ma lo zoccolo duro deve essere italiano, c’è ed è sano. Kenneth mi ha stupito, così come Dia, che il suo lo ha fatto a Bologna, finchè si vince non rompiamogli le scatole. Un giocatore deve entrare anche in fiducia, è un giocatore bravo».


