Gattuso sulla breccia, Buffon: “Rivedo Lippi, rapporto con la squadra e conoscenze”

Gattuso sulla breccia, Buffon: “Rivedo Lippi, rapporto con la squadra e conoscenze”

Rassegna stampa

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Gigi Buffon si toglie qualche sassolino dalla scarpa per la nomina di Rino Gattuso come ct dell’Italia quando l’ex portiere era capodelegazione della Nazionale. 

L’ex juventino ha dichiarato in un’intervista a La Gazzetta dello Sport: “Io lo avevo suggerito, non scelto.

Non ero il presidente federale e non credo lo sarò mai. Suggerito in maniera calda perché sapevo che avrebbe creato, col pochissimo tempo a disposizione, un rapporto con la squadra, dato empatia, senso di appartenenza e, al di là di tutti i pregiudizi e le etichette con cui combatte da sempre, sarebbe stato un ct competente. Era in panchina da 12 anni con esperienze e soprattutto il carisma perfetto per risollevare la Nazionale da quella situazione di crisi d’identità. E per un rigore in più o in meno…”. 

“Rino lo conosco bene, ho giocato anche contro le sue squadre e mi sono accorto che erano tutte organizzate. E generose. Ho capito che Rino creava un’atmosfera positiva e tatticamente era competente. Aggiungo: non ci vuole tanto. Se segui un tecnico, vedi la sua squadra, ascolti le interviste sue e dei suoi giocatori e capisci se è quello che stai cercando”.

“Lo proporrei per quella particolare situazione nella quale ci trovavamo mille altre volte. Lo pensavo con qualche legittima riserva all’inizio, poi l’ho visto a lavoro col gruppo e ho detto: il ct perfetto per quel nostro momento. E io di ct me ne intendo, ne ho avuti ben nove. Se poi uno lo vuole elegante come Zidane, alto uno e novanta, che parla un italiano forbito e si rade ogni giorno, forse sta cercando altro. Ma non parliamone più: mi sembra sia cominciato un nuovo ciclo che fa bene sperare”. 

“La Lazio è una squadra rinvigorita. Si vede che dal suo arrivo è successo qualcosa, lui e il suo staff hanno trovato le parole giuste, la chiave. La Lazio ora ci crede: al di là di vincere o perdere sa che è una squadra, che ha coraggio, agonismo, idee, collaborazione. E si diverte. Merita complimenti. Scudetto? Ad agosto la Lazio era tra nono e undicesimo posto: Milan, Inter, Juve, Roma, Como, Fiorentina, Napoli e Atalanta partono davanti. Se arriva tra le prime 7 è un gran risultato, tra le prime 6 grandissimo, in Champions League sarebbe qualcosa di assoluto”. 
“Gattuso dice do non essersi sarei schierato? Deve smettere di dirlo! Dà un’idea sbagliata ai ragazzi che cominciano. Se faccio una squadra, un Gattuso lo vorrei sempre. In una squadra è necessario. La sua dote era l’umiltà: con quella è diventato un grande giocatore. Scarpe grosse e cervello fino, da contadino. Era il compagno di classe non geniale ma che impegnandosi a mille aveva ottimi voti. Studia perché è orgoglioso e, se fa una cosa, non vuole essere uno dei tanti. Non ci sono solo i tunnel. Quelli li vedono tutti. Ma in una squadra ci sono giocatori che, fuori dal campo, danno qualcosa che vale come un tunnel. Chi è fuori certe cose non le può vedere, dovete fidarvi”.
“In Gattuso rivedo Lippi nella gestione del gruppo e nel fare esprimere vitalità a ogni giocatore. Lo sapete tutti che i giocatori si sarebbero buttati nel fuoco per lui come per Marcello. Ora non penseremo mica che un allenatore di Serie A non sia bravo o non sappia di tattica: sono tutti bravi, competenti. La differenza è il rapporto con la squadra e come trasmettono le conoscenze. Poi c’è la genialità di chi in partita vede cose in anticipo e cambia giocatori e sistemi, cambiando la partita, ma quello è istinto”.