
”L’aggiotaggio impossibile sul titolo della Lazio”: cosa dicono le carte
Rassegna stampa
Condividi l'articolo
Dal sito Sassate.it diretto da Guido Paglia: “Il reato si chiama manipolazione del mercato, articolo 185 del Testo unico della finanza.
Le notizie. Il decreto di perquisizione dell’8 settembre contesta ai tre di aver concorso alla diffusione di notizie false “relative alla imminente cessione da parte di Claudio Lotito del pacchetto azionario di controllo”, “allo stato di decozione delle società controllate da Claudio Lotito” e “alla intenzione di Claudio Lotito di far deliberatamente retrocedere la squadra” per incassare il paracadute da 35 milioni. Tre notizie precise. Il testo è identico, parola per parola, a quello del decreto del 1° dicembre 2025 contro cinque tifosi e il direttore di un sito. Negli atti, nessuna delle tre è attribuita a Masi, a Maiolini o a Bisignani. Non le hanno scritte, non le hanno pubblicate, non le hanno rilanciate.
Quello che Bisignani ha scritto, il 31 maggio sul Tempo, è un’altra cosa: “Lotito in passato rifiutò un’offerta da 450 milioni di euro presentata da Enrico Monti di JP Morgan”. Un fatto al passato remoto, in un editoriale che non contiene le parole Borsa, titolo o azioni. La Lazio ha smentito la sera stessa, “non essendo mai pervenuta alla Società alcuna proposta”. Era domenica. La Borsa era chiusa.
Il prezzo. Qui l’accusa ha una teoria. L’informativa dei Carabinieri dell’8 giugno la espone così: “Un eventuale forte calo del prezzo del titolo potrebbe infatti rappresentare la situazione ideale per chi volesse tentare una c.d. scalata”. Seguono tre vantaggi: lo “sconto sul costo totale dell’operazione”, il “retail panic”, la “debolezza della governance”. Il GIP, il 16 giugno, la riassume in una riga: “una più facile scalata con qualche imprenditore romano”.
Il problema è aritmetico. Lazio Events, la holding di Lotito, ha circa il 67% delle azioni. È un dato Consob, pubblico da anni. Il resto, un terzo del capitale, è sparso tra piccoli azionisti e vale oggi una quarantina di milioni. Si può comprare tutto il flottante e non si controlla nulla. La Lazio si compra solo se Lotito la vende, e il prezzo di un pacchetto di controllo si tratta a tavolino, non si legge sul monitor. Deprimere il titolo non serve a scalare: serve a far perdere soldi ai piccoli azionisti, che sono i tifosi.
C’è poi un secondo problema, e lo dicono i numeri che la stessa Procura ha chiesto. Il 25 marzo il PM scrive alla Consob per avere “i dati relativi l’andamento dei valori di borsa del titolo”. La Consob, il 14 aprile, manda un file Excel: “il prezzo di chiusura, la performance giornaliera, il quantitativo e il controvalore negoziato” di ogni seduta dal 30 dicembre 2024 al 25 marzo 2026. Nessun commento, nessun rilievo, nessuna anomalia segnalata. Il file racconta una cosa semplice. Quando circolano voci di vendita, il titolo sale: il 20 febbraio 2026, con le voci sul fondo del Qatar, fa +12,5% in un giorno e arriva a 1,465 euro. Quando il club smentisce, scende: −7% il giorno dopo, −17% in una settimana. Le notizie di cessione, vere o false, muovono il titolo nella direzione opposta a quella della teoria. Chi volesse comprare a sconto dovrebbe spargere la voce che la Lazio non la vuole nessuno.
E il titolo, nel periodo in cui secondo l’accusa veniva manipolato al ribasso, è raddoppiato: 0,81 euro il 22 luglio 2025, il giorno dell’aereo con lo striscione su Formello; 1,655 euro oggi.
Chi diffonde. Il giornalista del sito di tifosi, il 14 luglio 2025, pubblica la notizia di un’offerta “irrinunciabile” da un miliardo. Il giorno dopo scrive a un amico: “hai visto che il titolo oggi ha fatto i numeri in borsa eh! +0,00% e 113mila azioni scambiate su quasi 67 milioni, insomma direi che si prefigura in pieno l’aggiotaggio”. I Carabinieri trascrivono e annotano che “scherzava”: la notizia “non aveva avuto il minimo riflesso sul valore in borsa”. È l’unica analisi di mercato contenuta in 1.600 pagine di fascicolo, ed è una battuta.
Dei tre banchieri e giornalisti perquisiti, le uniche parole agli atti sulle voci di vendita sono di Maiolini, e sono due smentite: una a un tifoso che gli chiede di una foto con un presunto sceicco, una in una chat quando circola il nome di un compratore. Nel fascicolo non c’è una sola operazione sul titolo Lazio attribuita a loro, a un loro parente, a un loro cliente. Non c’è una perizia. Non c’è un’analisi dei volumi. Ci sono giornate, in quel file Consob, in cui passano di mano meno di diecimila euro di azioni: un titolo che si potrebbe muovere con uno stipendio, e che nessuno ha mosso.
Resta la domanda che ogni inchiesta sull’aggiotaggio dovrebbe porsi per prima, e che qui nessuno ha posto: chi ci ha guadagnato? Quindici mesi di indagini, diciassette indagati, un’intestazione antimafia. La risposta, finora, è nessuno”.


