
Lazio, a Reggio altro smacco di Lotito. In Serie D tutto bene, ma intanto a Roma “si vivacchia”
Rassegna stampa
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Lazio e Reggina, due mondi opposti sotto la stessa gestione.
Da una parte risate, battute, applausi, slogan e motti.
Dopo gli insulti ai calciatori, agli ex allenatori e, soprattutto, alla storia ultracentenaria della Lazio. Definirla una situazione giunta al punto di non ritorno probabilmente è riduttivo. Mentre a Reggio Calabria sognano, nella Capitale si fatica anche a parlare di campo, tattica e acquisti. Quelli che un tifoso, soprattutto un bambino, dovrebbe aspettare con trepidazione ad ogni sessione di mercato. Il termometro del momento restano i sostenitori laziali, le centinaia di lettere arrivate alla nostra redazione, i social e le radio romane: il sentimento è comune, c’è sconforto ma non rassegnazione. La passione dei tifosi non si spegne neanche davanti alla sfida più dura, quella di far capire al presidente Lotito che questo club, per storia e tradizione, merita un altro trattamento. Nell’attesa che qualcosa cambi rimane l’Olimpico vuoto, il bambino alla ricerca del nome del suo beniamino da scrivere sulla maglia e l’entusiasmo svanito. Delle parole di Reggio invece resta l’ennesima fotografia di un presidente che, nel momento più drammatico della storia del club, non rende la Lazio la priorità. «Un pubblico come questo merita una società che vivacchia o una società che è leader?», ha chiesto a chi ha assistito al suo discorso. La domanda potremmo porla allo stesso presidente, a proposito però del mondo Lazio. Una squadra che vivacchia, fuori dalle coppe e con un nono posto in classifica appena registrato. Questi sarebbero gli aspetti da curare perché a Roma non interessa a nessuno della squadra del cuore del presidente Infantino.


