Lazio, a Reggio altro smacco di Lotito. In Serie D tutto bene, ma intanto a Roma “si vivacchia”

Lazio, a Reggio altro smacco di Lotito. In Serie D tutto bene, ma intanto a Roma “si vivacchia”

Rassegna stampa

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Lazio e Reggina, due mondi opposti sotto la stessa gestione.

Da una parte risate, battute, applausi, slogan e motti.

Dall’altra malcontento e indignazione. In Serie D tutto bene, in Seria A decisamente meno. La Lazio e la Reggina sembrano essere su due pianeti diversi, distanti, opposti, eppure condividono lo stesso patron. Due realtà così lontane tra loro, e non soltanto geograficamente bensì per storia e palmarès, unite dal presidente Lotito. Da un lato c’è l’entusiasmo di un nuovo inizio, dall’altra la paura, mista a rabbia, di non vedere mai la parola fine al ridimensionamento. Ogni volta, sottolinea Il Tempo, un episodio che dichiara la netta distanza tra il Senatore di Forza Italia e il popolo biancoceleste, ogni volta una situazione che testimonia la mancata percezione di ciò che sta accadendo alla Lazio. Lo show del Granillo non ha stupito nessuno, a padroneggiare, al solito, è stata la voglia di prendersi la scena, fare promesse e provare a garantire il rilancio di un club in difficoltà attraverso investimenti (quelli che mancano in casa Lazio). Il tutto accompagnato dal solito mantra: «Con Lotito risultato garantito». Il film dunque si ripete. Nella Capitale intanto sono garantiti lo stadio quasi deserto (attesa oggi la comunicazione sugli abbonamenti fin qui sottoscritti), il ridimensionamento tecnico e l’insoddisfazione generale. Fa riflettere, forse, l’applauso del popolo di Reggio al termine della conferenza di presentazione del nuovo progetto amaranto; un applauso che manca a Roma, nonostante i trofei messi in bacheca, e che è mancato pure a Salerno, nonostante la scalata nel club granata fino al massimo campionato. Ciò che resta di lunedì sera è l’amara sensazione che stia diventando normalità assistere a tutto questo, mentre a Roma la situazione precipita. Una provocazione, l’ennesima.

Dopo gli insulti ai calciatori, agli ex allenatori e, soprattutto, alla storia ultracentenaria della Lazio. Definirla una situazione giunta al punto di non ritorno probabilmente è riduttivo. Mentre a Reggio Calabria sognano, nella Capitale si fatica anche a parlare di campo, tattica e acquisti. Quelli che un tifoso, soprattutto un bambino, dovrebbe aspettare con trepidazione ad ogni sessione di mercato. Il termometro del momento restano i sostenitori laziali, le centinaia di lettere arrivate alla nostra redazione, i social e le radio romane: il sentimento è comune, c’è sconforto ma non rassegnazione. La passione dei tifosi non si spegne neanche davanti alla sfida più dura, quella di far capire al presidente Lotito che questo club, per storia e tradizione, merita un altro trattamento. Nell’attesa che qualcosa cambi rimane l’Olimpico vuoto, il bambino alla ricerca del nome del suo beniamino da scrivere sulla maglia e l’entusiasmo svanito. Delle parole di Reggio invece resta l’ennesima fotografia di un presidente che, nel momento più drammatico della storia del club, non rende la Lazio la priorità. «Un pubblico come questo merita una società che vivacchia o una società che è leader?», ha chiesto a chi ha assistito al suo discorso. La domanda potremmo porla allo stesso presidente, a proposito però del mondo Lazio. Una squadra che vivacchia, fuori dalle coppe e con un nono posto in classifica appena registrato. Questi sarebbero gli aspetti da curare perché a Roma non interessa a nessuno della squadra del cuore del presidente Infantino.