
Lazio punto e a capo, Sarri in trincea: “Combattiamo soli contro tutto”. Intanto Lotito risponde al telefono…
Rassegna stampa
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Non c’è pace né una tregua intorno alla Lazio.
Senza colpe eppure senza sostegno, la squadra dovrà ora trovare dentro di sé le motivazioni, a partire dalle prossime due gare di un campionato ormai compromesso. Domani i biancocelesti voleranno a Cagliari, domenica prossima a Torino (trasferte vietate ai tifosi residenti nel Lazio). Poi il 4 marzo saranno di nuovo all’Olimpico e si giocheranno la sfida più importante contro l’Atalanta, di nuovo senza chissà quale aiuto del pubblico. «Non possiamo farci nulla e dobbiamo prenderne atto», ha detto Sarri ai giocatori, ma anche lui dentro è tormentato. Oggi rimarrà in silenzio, nelle ultime conferenze ha definito la serrata dei tifosi un «atto d’amore di chi vuole tornare a sognare» ma poi ha aggiunto: «Se ci fossero stati i soliti 45mila spettatori allo stadio, la gara con l’Atalanta poteva prendere un’altra piega. I tifosi hanno le loro buone ragioni, ma a noi mancano». Pur rispettando al massimo la protesta, ora il tecnico sta meditando se tentare o meno lui un ultimo richiamo più diretto, ma solo per il bene della Lazio.
Le diserzioni continuano, le difficoltà aumentano. Non bastavano il blocco del mercato estivo, gli infortuni, i torti arbitrali, lo smantellamento di gennaio. Sarri sta vivendo questa stagione come una partita infinita e deve convincere la squadra a non mollare, quando tutto sembra crollare intorno. C’è un terremoto, eppure Lotito confida nelle sue basi solide, rispondendo a chiunque al telefono: «Siamo supersalvi. Tutte stupidaggini sul Qatar e Al-Thani. Ho un piano economico asseverato, cioè certificato per il Flaminio. Come abbiamo pagato 550 milioni di debiti, sosterremo quelli dello stadio, che sono di meno». Il Messaggero


