Lazio, Sarri oltre le etichette ed i limiti: il massimo in piena tempesta

Lazio, Sarri oltre le etichette ed i limiti: il massimo in piena tempesta

Rassegna stampa

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Stava per fargli un altro scherzetto, stavolta è riuscito a metà. Eppure sono amici, si stimano, si confidano, hanno le stesse radici tosco-empolesi, ma Sarri quando incrocia Spalletti non resiste, gliene combina sempre una.

Nell’anno dello scudetto del Napoli andò al Maradona, piazzò il suo tir biancoceleste davanti all’area e portò a casa i tre punti con il gol di Vecino. Ieri c’è andato vicino, nella stessa identica maniera. È finita due a due e la Juve, come quel Napoli, in casa stava volando. Viene da sorridere a pensare che Sarri è definito nel cosmo calcistico come uno che si incatena ai suoi dogmi, ai principi, a idee che non mutano, senza deroghe, senza concessioni, un allenatore che ama giocare, rischiare e osare. E allora il Sarri di ieri come lo vogliamo catalogare? Meglio lasciar perdere le etichette, l’unica definizione corretta è “realista”.

In mezzo alla tempesta di Formello, con una squadra che il mercato di gennaio ha indebolito, senza Zaccagni, senza Pellegrini, senza Basic per tutto il secondo tempo e fra l’altro anche senza tifosi, ma vogliamo andare a Torino e mettersi a giocare? Vogliamo davvero sfidare la Juve a tu per tu? Non scherziamo, dai. Difesa e ripartenza, questa partita ha preparato il comandante, come un allenatore che sa fare tutto, che lavora sui limiti e sulle difficoltà della sua squadra. Perché il calcio non è uno solo. Ecco, a proposito di calcio a Torino erano stati quarantasei minuti e ventitré secondi di niente. In Inghilterra la domenica era impazzita nel pomeriggio con lo spettacolo di Liverpool-Manchester City, un delirio. La domenica italiana aspettava la sera Juve-Lazio per accendersi e invece di calcio spettacolo, di emozioni, di occasioni, per quei 46 minuti e mezzo, proprio niente.

Una mosceria. Ma al 46′ e qualche secondo, pieno recupero del primo tempo, Daniel Maldini si è ricordato che è figlio di un milanista, anzi, “del” milanista, ha rubato la palla a Locatelli (un ex milanista), l’ha messa sul piede di Pedro e da lì è finita in rete. Intervallo, rientro in campo, un altro centinaio di secondi e due a zero della Lazio. Gol splendido di Isaksen, di destro. In quella manciata di minuti la squadra di Sarri era andata oltre ogni immaginazione. Come la squadra di Spalletti, ma in senso opposto. La Juve non poteva continuare così e infatti è iniziato l’arrembaggio. Lazio schiacciata, bianconeri in assedio. Con un particolare: fioccavano le occasioni per la Juve (alla fine si conteranno 34 tiri a 9 per Spalletti), ma la Lazio non si dimenticava di ripartire. Prima e dopo il gol di McKennie, la squadra di Sarri ha avuto la possibilità di segnare il 3-0 e poi, per due volte, il 3-1. Erano occasioni clamorose. La Juve ha pareggiato al sesto minuto di recupero del secondo tempo. Corriere dello Sport