
Lotito-Reggina, closing entro 72 ore: da chiarire bene ruolo, staff e risvolto politico
Rassegna stampa
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Turba i sonni dei laziali, stimola i sogni dei reggini.
Lotito ha fatto ombra dall’inizio. Nino Ballarino, proprietario della Reggina, ha traccheggiato con Rizzetta fino a esasperarlo e spingerlo alla ritirata. Si sa per chi ha parteggiato il sindaco Cannizzaro, esponente di Forza Italia, stesso partito di Lotito. Il presidente della Lazio, maschera ambigua di ogni trattativa, esperto del dire per non dire, è rimasto acquattato dall’inizio, ancora di più nell’ultima settimana per il momento storico che vive la Lazio. Stretta in un groviglio di storia e sentimenti. La lettera rivolta da Lotito ai laziali è uscita poco prima della comunicazione del saldo zero, nel momento in cui stava compiendo i passi finali per avvicinarsi all’acquisizione della Reggina. Ha fatto di tutto per spostare l’attenzione. In pieno impeachment, col mercato semichiuso, compra un’altra società-satellite dopo la Salernitana. I tifosi disperano. L’Olimpico, rovina delle rovine, rischia di restare vuoto permanentemente.
Il progetto
La cortina che ha nascosto e protetto l’operazione resiste, cadrà dopo il closing. Sarà il tempo a chiarire il ruolo che Lotito assumerà nella Reggina, se presidente o solo proprietario. Non è ancora chiaro se acquisirà le quote con un socio o meno. Ma Lotito non è un presidente da tavola rotonda. Dall’esperienza di co-patron a Salerno è uscito scottato per vari motivi. Si conosce l’entità dell’offerta che ha fatto, balla tra 1,8 e 2 milioni, per l’acquisizione del club amaranto. Non ancora l’organigramma della società costituenda. A Salerno era coinvolto il figlio Enrico, oggi direttore generale del settore giovanile della Lazio e della Women. Il tempo dirà anche se l’impegno sportivo di Lotito è propedeutico ad un impegno politico in Calabria in vista delle prossime elezioni. Vuole conservare la carica di Senatore. Reggio Calabria è fremente di curiosità e passione. A Lotito, visto come una figura di garanzia rispetto ai nomi degli ultimi 4 anni, i reggini chiedono piazza pulita, niente più inconcludenza, un progetto ricco dopo quattro cambi di gestione dai tempi di Foti e dopo tre anni di Serie D. I sogni affondano nelle radici lontane della Serie A. Bisogna rovesciare l’onda. Serve un’epoca di ricambio profondo per la Reggina. Persa in un tempo senza tempo come la Lazio. Corriere dello Sport


