
Lazio, Fabiani a ruota libera: “Dimissioni, mercato, contestazione, Romagnoli e Lotito. Ecco la situazione…” (AUDIO)
Dichiarazioni
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La seconda parte dell’intervento del direttore sportivo della Lazio, Angelo Fabiani, nel corso della conferenza stampa di presentazione dei nuovi acquisti Maldini, Przyborel e Motta:
“Ho quasi 65 anni, lo faccio per passione e non per un discorso economico.
La dimensione vera della Lazio – “La costituzione ci consente di manifestare in piazza, massimo rispetto. Per avere delle ambizioni bisogna avere delle basi solide, che non sono sul denaro. Oggi potrei bearmi delle plusvalenze, ma non funziona così. Castellanos l’ho venduto a 30 ma l’ho pagato 15, così come Guendouzi. Ci sono gli ammortamenti e tutto un meccanismo che ci si porta dietro da anni. Non tutte le responsabilità sono su Lotito, se mi devo incazzare con lui lo faccio, ma non mi ha mai imposto nulla. Sta all’onestà di chi lavora agire per il bene superiore, cioè della Lazio. I soldi non ce li siamo messi in tasca, abbiamo ancora delle quote da pagare. Le basi solide per partire da zero queste sono le azioni necessarie. L’Atalanta ha fatto 600 milioni di plusvalenze partendo da zero, il Como grazie a un programma sui giovani si sta togliendo delle soddisfazioni. Questo è quello che ho inteso fare io in accordo con tutti. I periodi passano, la storia va avanti. Per ricostruire ci vuole tempo, anche per privarsi di un giocatore. Abbiamo fatto una plusvalenze reale, ma per cosa? Tutto quello che si sta facendo e per creare delle basi solide durature nel tempo. Con l’avvento di questi fondi non si capisce nulla. La Lazio oggi gode di ottima salute dal punto di vista economico. Non voglio parlare di numeri di altre squadre, mi viene da rabbrividire. Lo scorso anno questi stessi giocatori sono arrivati primi nel girone in Europa o no? L’ultima di campionato competevano per l’Europa o no? Poi perdi con il Lecce e rimani fuori, il bello del calcio è anche questo. Baroni giocava in un certo modo, c’è stata un’interruzione. Torniamo su Sarri, stimato tanto da me e Lotito. È un allenatore importante che ha il suo credo, devi rimescolare un po’ di situazioni. Ci vuole del tempo per dargli giocatori funzionali. Il mercato non è come al supermercato, ci sono delle complessità. C’è chi viene, chi è disposto. C’è tutto un studio, questo è programmare. Dei giocatori li abbiamo bloccati, come Noslin, Tavares, Rovella. Ci sono anche calciatori che stanno qui da anni e che hanno un contratto, quando si dicono le cose bisogna farlo con dati oggettivi. C’è gente che non sa come funziona una società. Il tifoso vuole sognare, ha ragione. Riportiamo tutti su un binario di tranquillità e trasparenza, se volete vi faccio vedere i contratti di Romagnoli firmati. Avevo fatto una forzatura andando anche contro il comunicato, mi prendo io la responsabilità. Se l’operazione non è andata in porto non è colpa di qualcuno, ne risponderanno davanti a un magistrato. Il tempo dei telegrafi e dei fax è finito, bastava una firma. Gli fa onore a Romagnoli, non c’è stata nessuna scazzottata, ci sono sorrisi, si divertono. Questa vicenda fa onore solo a Romagnoli”.
“Anno zero? Sono punti di vista. È il campo che giudicherà. Ho un grande rapporto con Guendouzi, il giorno dopo è diventato un discepolo di Maria Goretti. Dentro la Lazio si fa buttare fuori, fa come gli pare. Quella non è obiettività. Guendouzi è andato via perché l’ha deciso e voluto lui, io non trattengo nessuno così come Romagnoli. Non ho messo sul mercato Castellanos, lui mi ha detto di andare via. Se poi c’è stata un po’ di abilità di fare qualche milioncino, sono stati reinvestiti. Ci sono state parecchie interruzioni, ma bisogna vedere chi ha spinto l’interruttore. Io avevo puntato su Baroni, aveva due anni di contratto. Mai discusso con lui, prima della partita con il Lecce a bordo piscina mi comunica la sua volontà di andare via. Quello che si dice e che si può dire lascia il tempo che trova. I fatti documentati sono questi. Si deve ripartire, quante volte succederà. A volte ci sono delle esigenze. Sono andato da Sarri a prenderlo. Lui dopo la partita contro l’Udinese, per problematiche famigliari serie, non ce l’ha fatta e ha fatto un passo indietro. Il primo allenatore contattato è stato Sarri, so perfettamente che bisogna costruire una squadra per lui, ma ci vuole pazienza, verrà fatto. Ha un contratto di tre anni, firmati. Se li merita tutti. Bisogna avere pazienza e fiducia. Rompere un giocattolo ci vuole poco, costruirlo di più.
40mila firme sulla petizione – “Saremmo arroganti a chiuderci qui. Petizioni e non petizioni, la costituzione ci garantisce di manifestare in piazza, di dissentire. Bisogna anche avere un grado di capire fino in fondo le cose come stanno. Fare autocritica, dobbiamo essere i primi. Mi verrebbe da dire che se le regole ce lo consentono, di promuovere una sorta di class action con tutti, sederci di fronte a un tavolo e discutere delle problematiche reali per un confronto costruttivo, non distruttivo. Noi abbiamo anche regole stringenti a livello federale, tutto viene strumentalizzato. Forse è arrivato il momento di sederci e discutere di questo malessere non malessere, non tutto può essere ascrivibile a Fabiani. Ognuno di noi si deve prendere un po’ di responsabilità per il bene superiore che è la Lazio in quanto società importante, che ha migliaia di cuori pulsanti. Questo è quello che farò con un po’ più di tempo libero”.
C’è un risultato sportivo negativo che la spingerebbe a dimettersi? “La Serie A l’ho fatta anche a Messina, sono arrivato ottavo e non era il Real Madrid. Comunque il campionato l’ho lasciato perché non avevo più stimoli. Il mio lavoro non lo deve valutare nessuno se non io, devo essere apposto con la mia coscienza. Tolto Milinkovic, Luis Alberto, Immobile e pochi altri, non c’era gran che a livello di patrimonio di giocatori. Se per il lavoro fatto giorno e notte, togliendo tempo alla mia famiglia, Transfermarkt attesta il valore della rosa sui 250-300 milioni, vorrà dire qualcosa? Verrò giudicato per quello, quello mi dirà se la strada è giusta, sul progetto che mi inizia a dare delle basi solide. Qui bisogna dare stabilità e sono abituato a programmare. La mia carriera dice che ho preso società fallite, retrocesse e riportate in alto. Questo è stato sempre il mio credo calcistico. Quando potevo rimanere al Messina in A, potevo divertirmi, prendere soldi. Ma non sono fatto così. Io sono un uomo del popolo, vengo dal nulla. Non mi ha regalato niente nessuno, non ci sono presidenti che mi dicono quello che devo fare. L’appello a tutti voi è di portare tutto sui giusti binari. A volte l’istituto delle scuse potrebbe essere molto importante, se qualcuno lo conosce. Io sì”.
Cosa ha spinto Sarri a dire che alla Lazio sembra sempre l’anno zero? Cosa spinge Baroni ad andare via e passare al Torino? “Con Baroni all’Ancona, tanti anni fa, c’ero io e gli avevo dato una panchina. L’abbiamo incontrato tante volte, avevo pensato di fare un progetto con lui, e non avevo torto, c’era già il Baronismo. Poi si è rotto qualcosa. Non so i motivi per cui è andato via, prima del Lecce mi ha comunicato l’addio. Mi ha chiesto di non dirlo a nessuno perché non l’aveva comunicato ai collaboratori. Quindi io sono ripartito, non l’ho trattenuto. Tutto quello che è negativo non sempre è da assegnare alla società. Ora stiamo ripartendo con Sarri. Serviva uno come Raspadori? Abbiamo preso Maldini. Loftus-Cheek? Io non l’ho fatto saltare, nemmeno Samardzic. Io sono andato dai carabinieri per difendere la Lazio e i suoi tifosi, voi tutti. Non si dica che non siamo andati sui giocatori. Fare mercato ora è diventato impossibile, le cose si riescono a fare solo mantenendo il segreto perché ci sono gruppi che si inseriscono nelle trattative. Ma questo è un altro tema”.
Romagnoli, rinunciare a un trasferimento per qualche mensilità – “Il principio gli fa onore, non se ha rifiutato. Ci sono prove documentate dell’addio di Romagnoli, lui per principio non ha accettato il trasferimento per tre stipendi. Non gliel’ho imposto. Vecino ad esempio è andato via e ha preso fino all’ultimo giorno. Chi stava facendo l’operazione, non noi, ci dice che quello che rinuncia qui lo prende dall’altra parte, speriamo che mi stia sentendo Raiola, da un milione e mezzo di prestito lo porto a un milione, significa che avete parlato con Romagnoli e non gli avete detto nulla, avete sbagliato voi. Quando faccio le cose le faccio sempre con cognizione di causa. Mandas è venuto da me e piangeva, i procuratori gli hanno detto di rinunciare alle mensilità e lui è andato via senza prendere gli ultimi mesi di stipendio. I procuratori hanno rinunciato anche alla commissione. Da qui a dire che è tutta colpa della Lazio… le cose non stanno così. Fatevi dare dei documenti a supporto”.
Romagnoli centrato – “Centralissimo, ha capito perché è un ragazzo estremamente intelligente. Ci abbiamo parlato, la delusione in lui traspariva. Lui mi dice: ?Io questa cosa non la sapevo?. Io credo in lui. Si è allenato anche durante i giorni di riposo. Alessio è un professionista serio, poi la formazione non la faccio io.
Sarri anche dopo giugno – “Me lo auguro, altrimenti sarei un folle. Io lo chiamo ‘toscanaccio’, ridiamo insieme, il mister ha la battuta facile, bisogna saperlo decodificare. Io so che lui è attaccato alla società, ai calciatori, ai tifosi. Poi è un brontolone, ma guai se non lo fosse. Significherebbe per lui non avere più stimoli. Giusto che ci solleciti. Lui viene dai campi di strada come me, sa che a volte le operazioni vanno in porto e a volte noi. Lui è una garanzia per tutti i tifosi. Lasciamo perdere le battute. Ho sentito Conte dire: ‘Lo faccio per passione e non per soldi’. Lui è un altro burlone, di una bontà illimitata. A volta non conta ciò che dice, ma ciò che uno pensa. Io sono convinto che lui voglia onorare e dare continuità al progetto che abbiamo detto essere all’anno zero.
Merato – “Non penso che la Lazio si sia indebolita. Penso che abbia preso ottimi elementi; è il 64esimo mercato che faccio, qualche operazione c’è sempre che non va purtroppo in porto. Avevamo individuato un ragazzo dell’Inter (Frattesi, ndr), la Lazio poteva sostenere un prestito con diritto, poi ogni società fa le sue strategie. L’importante è non fare marchette. Qua non si fanno. Si prendono solo giocatori funzionali. Poi lo dirà il campo. Qualsiasi cosa fatta, è stata fatta in buona fede”.
Basic – “Lui e Marusic sono stati convocati dal sottoscritto. Marusic ha accettato e firmato seduta stante, il secondo ha preso un po’ di giorni per valutare le condizioni. Nel frattempo si prendono anche altri impegni, per cui si è andati avanti con altri. Per me non è un problema, al pari di Pedro e Vecino l’anno scorso. Quando sarà il momento vedremo se è nelle condizioni di rinnovare con la Lazio o meno. Quando parlo di esigenze, parlo di una visione totale di numeri. Mi sembra stia giocando con continuità”.
Ha pensato alle dimissioni? – “Stai dicendo che tutto questo disastro l’ha combinato Fabiani? La rosa più vecchia non l’ha creata Fabiani. Quando parli devi pesare le parole. Una volta siamo arrivati settimi e non siamo arrivati in Europa, un’altra volta sì. Alcuni giocatori, come Hysaj, non l’ha portati Fabiani. Fabiani ha preso Gigot. Così passa un messaggio che non è corretto. Se mi devo prendere le mie responsabilità, me le prendo. Dal mio avvento la Lazio è passata da 0 euro a 300 di parco giocatori. Se vai su Transfermarkt vedi cosa ha fatto la Primavera e la Women. Fatevele spiegare bene le cose”.
Fuori dal mondo Lazio c’è un caos incredibile: c’è un motivo per cui si è arrivati a questo? “Ho un ruolo ben preciso. Forse è giunto il momento di abbassare tutti i toni, è arrivato il momento di fare una class action e parlare. Anche con i tifosi. Non si può dire che qui c’è chi ha ragione assoluta e uno che ha torto. A me dispiace che questi ragazzi senza i tifosi ma non voglio entrare in questo meccanismo, ne sto fuori. Mi farò promotore con Lotito. Penso che c’è tutta la volontà di arrivare a una soluzione, non so quale possa essere”.
Consigli a Lotito? “Questa situazione non piace a nessuno, nemmeno a Lotito. Ho chiesto aiuto, cerchiamo di ricompattare, a partire da me. Se c’è un punto d’incontro”.


