
Il riscatto di Gattuso tra anima e gioco: da Zenica al saldo zero, ora ha rialzato la Lazio
Rassegna stampa
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Il gioco di Gattuso è sempre stato visto come specchio della sua anima ringhiante, benzina di tutta una vita.
La garra c’è, si sente. Ma si vede anche un gioco. Ha dotato la squadra di scorte di coraggio, allo stesso tempo la spinge a palleggiare e verticalizzare. Sta mescolando vari concetti. A Udine, prima del finale a cassetta, era arrivato il pareggio di Frattesi. Azione nata da dietro: rimessa laterale, giro palla, da Tavares a Noslin basso sulla trequarti, inserimento centrale di Taylor, apertura per Zaccagni e assist. Anche il gol di Davide al Genoa stato prodotto con un’azione da 15 tocchi fino al cross di Tavares. Movimenti cari ai giochisti. Dopo la notte burrascosa col Mantova era molto più facile scivolare verso il basso che arrampicarsi verso l’alto. Gattuso si è arrampicato. E’ primo con Chivu e Gasperini. Aspetta il suo Milan, lo guarda dal podio. Lo fa con la Lazio zero (zero soldi, sogni e tifo in casa). Ha domato le turbolenze, ha perfezionato il piano tattico fondato sul controllo del ritmo. Ha aggiunto giocatori-invasori. L’arrivo di Frattesi è stato la scintilla. Cosa sarà della classifica nessuno può saperlo, i laziali continuano a contare i punti che mancano all’incolumità. Gattuso lo sa più di tutti: chi si ferma è perduto. Dopo Zenica si è rimesso in gioco. La pressione la vuole costante, impetuosa, solo così funziona altrimenti se ne paga il fio. «Andiamo a prenderli», il comando. Corriere dello Sport


