Lazio, i due mesi della verità: dal Napoli al Como per il salto

Rassegna stampa

Condividi l'articolo

Sessantatré giorni – con la finale di Supercoppa Italiana in mezzo – per scoprire realmente di che pasta è fatta la Lazio.

La capolista sogna di andarsene alla sosta in solitaria: basterebbe un punto al Maradona all’ora di pranzo per essere certi di questo e non aspettare il risultato dell’Inter impegnata poi alle 18. Ma dopo l’ultimo stop per le nazionali del 2026 viene il “bello”. Fino ad oggi i biancocelesti hanno affrontato solamente tre squadre della parte sinistra della classifica (Bologna, Milan e Juventus), il resto è arrivato tutto dall’altra parte, quella meno nobile e più agevole, almeno stando a punti e numeri. Di scontato però non c’è nulla nel pallone: tutti mettono in difficoltà tutti e la Lazio lo ha visto soprattutto col Cagliari. È stato onesto, Rino, quando ha detto che si sarebbe accontentato di un pareggio. La forza l’hanno messa i giocatori e hanno tirato fuori le ultime forze per regalare a Pinamonti il primo gol serio della sua esperienza biancoceleste. Tredici punti in più rispetto all’anno scorso, evidenzia Il Messaggero; la Lazio è la squadra che in Europa si è maggiormente migliorata. Sotto questo aspetto solamente due formazioni riescono (con molta fatica) a tenere il passo: Arouca (+11) e Real Sociedad (+10).

Il merito è in gran parte di Gattuso, abile a lavorare in profondità dentro un gruppo che aveva solamente bisogno di sentire fiducia. Poi c’è una squadra che si è messa a disposizione del tecnico e lo sta seguendo con l’elmetto in testa e con la voglia di continuare a stupire. Ma se fino ad oggi è stato quasi meno “complicato”, ora arrivano i test veri, quelli che si «preparano da soli» sotto l’aspetto mentale, quelli che non hanno bisogno di far alzare il livello di pressione e di adrenalina perché già ne portano abbastanza. A partire, appunto, dalla sfida al Napoli di Allegri – distante la bellezza di 14 lunghezze, precisamente la metà dei punti messi in cassaforte della Lazio – che è il primo crash test di una serie che metterà a rischio le coronarie del popolo biancoceleste. Dopo la sosta all’Olimpico arriva il Lecce, poi viaggio a Torino per affrontare i granata. Rientro agevole. Ma dal 6 dicembre al 10 gennaio, conclude il quotidiano, sarà un tour de force con partite di livello altissimo. Prima l’Atalanta di Sarri in casa (e chissà se in panchina ci sarà ancora il Comandante), poi il derby (con i tifosi a riempire di nuovo la Nord), la sfida al Frosinone di Alvini nel catino infuocato dello Stirpe (18 dicembre), la finale a San Siro contro l’Inter, il 2 gennaio a Firenze, l’Epifania passata al Foro Italico di nuovo contro i nerazzurri di Chivu e infine la trasferta in riva al lago per il match contro i lariani di Fabregas. A cavallo tra l’anno in corso e il 2027 la Lazio scoprirà realmente per cosa può lottare. Se per una qualificazione europea minore, se per la Champions League oppure per qualcosa di più grosso.