Lazio, Flaminio più basso e con meno posti: le ultime sul progetto definitivo

Lazio, Flaminio più basso e con meno posti: le ultime sul progetto definitivo

Rassegna stampa

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A Il Messaggero il punto sul progetto legato allo stadio.

In silenzio, lontano dai riflettori e dai clamori mediatici (e pure dai rapporti tesi fra società e tifoseria), il lavoro del team dei progettisti incaricati dalla Lazio di predisporre il progetto sul Flaminio va avanti.

Al momento, gli architetti della Lazio avrebbero raggiunto una sorta di intesa di massima, ovviamente unofficial, con le Belle Arti: 47mila posti invece dei 50mila inizialmente ipotizzati, con una diminuzione dell’altezza totale dell’impianto, copertura inclusa, che raggiungerebbe quella dell’Auditorium di Renzo Piano, parametro indicato dalla Soprintendenza come quello dell’altezza massima raggiungibile dal Flaminio nuovo. Un modo per venire incontro alle richieste e prescrizioni della Soprintendenza di Stato.

Tanto che Daniela Porro, soprintendente Speciale di Roma, dice: «La Società Sportiva Lazio ci ha informato di aver pronte le modifiche al progetto sullo Stadio Flaminio. Non appena Roma Capitale ci invierà per via ufficiale i documenti la Soprintendenza farà le sue valutazioni e una integrazione ai precedenti pareri».

Dopo la conclusione positiva (ma con molte prescrizioni) della conferenza di servizi preliminare, il progetto sembra entrato in un limbo. Apparentemente, però. Vero: stando alle dichiarazioni estive, per i vertici del Comune eravamo tanto prossimi all’approdo del pubblico interesse in Giunta e poi in Consiglio comunale che questo sembrava in dirittura d’arrivo fra fine agosto e inizio settembre. Invece, tutto fermo. Apparentemente, però. Il Campidoglio si muove con molta cautela: il Flaminio è «lo showroom dei vincoli» (copyright del ministro dello Sport, Andrea Abodi) e quindi la Soprintendenza è una specie di Sacra Rota: quel che dice, è legge.

E in conferenza di servizi, Palazzo Massimo di prescrizioni ne ha date e non poche. Sì, parere positivo ma l’altezza totale dell’impianto nella nuova conformazione prevista dall’architetto Marco Casamonti – ordinario di Architettura a Genova, co-fondatore di Archea Associati che ha progettato il Viola Park, lo stadio di Tirana e quello di Udine – era eccessivo. Da qui, il Comune ha adottato una strategia “conservativa”: di fatto, ha domandato che i progettisti presentassero una versione dell’impianto che accogliesse i rilievi delle Belle Arti per poi, solo dopo, procedere ad avviare l’iter per la concessione del pubblico interesse. Insomma: l’obiettivo è essere sicuri che il progetto definitivo sia messo al riparo da eventuali censure. Per cui, da fine agosto, le interlocuzioni fra Soprintendenza e progettisti biancocelesti sono praticamente all’ordine del giorno.


La questione principale da risolvere non è solo e tanto l’altezza in
valore assoluto del nuovo Flaminio. Quanto la sua armonizzazione con tutto ciò che lo circonda, ribattezzato “Distretto del Contemporaneo” quell’area inclusa fra Flaminio, Foro Italico e Farnesina. Parliamo del complesso del Foro Italico, dei ponti Duca d’Aosta e Flaminio, del Palazzo della Farnesina, dell’Auditorium di Renzo Piano, del Villaggio Olimpico e del Palazzetto dello Sport, del Maxxi e via dicendo. Un’area delicata da un punto di vista architettonico in cui il progetto Flaminio nuovo va incastrato. Per questo, quindi, proprio in considerazione del “peso” architettonico del quadrante le modifiche sul progetto vanno calibrate con cura e attenzione. L’ultima versione del Flaminio nuovo che sta girando per gli uffici prevede una riduzione del numero dei posti, come detto, dai 50mila originali a 47mila.

Secondo passaggio: la “pensilina”, cioè la copertura progettata da Pier Luigi Nervi sul Flaminio originale. Nella versione del progetto preliminare depositata dalla Lazio e poi esaminata in conferenza di servizi si parla della necessità di effettuare delle prove di stabilità per verificare eventuali rischi per la pubblica incolumità in considerazione dell’età (oltre 66 anni) della pensilina e del suo ammaloramento causato dalle mancate manutenzioni dal 2012,
anno della chiusura al pubblico dell’impianto di Nervi. Le Belle Arti, nella risposta in conferenza, hanno “aperto” a queste prove ma hanno anche ricordato come l’eventuale abbattimento della pensilina debba essere deciso «dalla Commissione regionale per il Patrimonio culturale del Lazio, organo decisionale a carattere collegiale, i cui componenti sono i Soprintendenti del Lazio delle diverse province e settori, la Direzione regionale musei del Lazio e la Direzione musei statali di Roma». Anche su questo aspetto i lavori tecnici sono andati avanti: sono state effettuate delle simulazioni che avrebbero evidenziato la necessità di rimuovere la pensilina per ragioni di pubblica incolumità. Lo step successivo sarà quello di effettuare le vere e proprie prove di carico che vengono condotte ponendo dei pesi al di sopra della stessa. Ma per queste prove, bisognerà ancora attendere.