Lazio, sorpresa d’Europa: il paragone con le big dei migliori campionati

Lazio, sorpresa d’Europa: il paragone con le big dei migliori campionati

Rassegna stampa

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La Lazio è lassù, sedici punti in sei giornate: una vetta condivisa con le ambizioni delle grandi e un passo che, in Serie A, solo l’Inter riesce a sostenere.

In Europa hanno fatto meglio della Lazio soltanto Manchester City e Barcellona, con la piccola avvertenza che la Liga ha già due partite in più.

Invincibile, imbattuta, come altre dodici squadre nei cinque maggiori campionati del vecchio continente, la banda di Gattuso è seduta al tavolo delle nobili con la discrezione di chi non era stato invitato, ma sta trovando un posto comodo. Rino non vuole bussare troppo forte, forse perché teme ancora che qualcuno venga ad accompagnarlo alla porta. O magari perché la nobiltà era l’ultimo dei pensieri. Domenica, a Torino, i biancocelesti potranno guardare la Juve dall’alto in basso: un privilegio che, riporta Il Messaggero, non capitava dai tempi del primo Sarri in panchina, quando la prospettiva sembrava meno un’ambizione che un diritto acquisito. La notizia, però, non sta soltanto nei 16 punti, ma nella forma in cui arrivano. L’attacco laziale ha smesso di dipendere da un’illuminazione singola, ha ridistribuito la luce. La Lazio è diventata una cooperativa del gol, con dodici giocatori coinvolti nelle undici reti segnate nelle prime sei giornate. All’appello mancavano Pinamonti e Isaksen: anche loro si sono sbloccati. Quando segnano tutti, il problema per gli avversari non è più soltanto fermare il centravanti, ma capire da dove arriverà il prossimo guaio.Nelle ultime quattro partite, conclude il quotidiano, la Lazio ha collezionato almeno due gol consecutivi, continuando a produrre occasioni anche quando il pallone non ha voluto saperne di entrare: il palo di Isaksen con il Monza è lì a ricordarlo. Una costanza offensiva che mancava da quattro anni esatti (era l’epopea di Milinkovic, Luis Alberto, Felipe e Immobile) e che restituisce l’immagine di una squadra che non si limita a cercare il gol, ma continua a reclamarlo, a costruirlo, a inseguirlo finché non ottiene risposta.

Naturalmente, siccome il calcio diffida delle felicità senza postille, resta una nota stonata, perché persino le favole più riuscite hanno diritto a un dettaglio fuori posto. La Lazio non subiva così tanto nell’ultimo decennio, nelle prime sei giornate. Segna, diverte, vince, ma si scopre. E se l’attacco è una festa di paese, la difesa ogni tanto sembra dimenticare di aver ricevuto l’invito. Sarebbe però ingeneroso scambiare questa fragilità per una condanna, soprattutto alla luce delle misere quattro reti subite. Le squadre che in Europa hanno fatto meglio, del resto, non sono esattamente degli eremi difensivi: il Manchester City ha incassato cinque gol, il Barcellona sette dopo otto giornate. Non è una giustificazione, semmai un promemoria: il calcio contemporaneo concede spesso qualcosa dietro a chi pretende molto davanti. Il problema è capire quanto si possa concedere prima che il conto, inevitabilmente, venga presentato.