Lazio, Zazzaroni: “Non so se Lotito ha compreso la gravità della frattura…”

Lazio, Zazzaroni: “Non so se Lotito ha compreso la gravità della frattura…”

Rassegna stampa

Condividi l'articolo

L’editoriale di Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport

“Inutile girarci attorno, la Lazio sta morendo.

E sta morendo perché un contenitore, svuotato dal sentimento, non è altro che una scatola. Non so se Claudio Lotito abbia compreso di che gravità e portata è la frattura che si è prodotta con la parte di città che tifa per la squadra che fu di Pulici, Chinaglia, Maestrelli e Beppe Signori (l’altra, con sadica ironia, lo invita a resistere), ma se non l’ha capito possono venirgli incontro le voci, le fotografie e le immagini che il giorno della manifestazione di protesta del tifo biancoceleste (25.000 persone, a occhio e croce quelle che l’anno prossimo con ragionevole certezza non occuperanno i seggiolini dello Stadio Olimpico)… hanno riempito il mio telefonino del sentimento di indignazione che in questo momento, dalle parti della curva Nord, è a livelli di guardia.

Vedendole ho pensato a tante cose e mi sono concentrato soprattutto su un aspetto, il concetto universale di appartenenza, che il sociologo tedesco Norbert Elias descrisse così: «E uno dei maggiori sostegni dell’esistenza umana: trovare risonanza emotiva in altri uomini ai quali si è affezionati e la cui presenza suscita un caldo sentimento di appartenenza».

È una sorta di specchio l’appartenenza. Ci si osserva e ci si riconosce in qualcosa che ci somiglia o che ci fa vibrare. Quando non ci si riconosce e niente piu vibra e ci smuove, lo specchio si rompe e il rischio di ferirsi o attirare ulteriori guai diventa insostenibile. L’appartenenza è alla base del successo popolare del calcio. Senza gente, un pallone non rotola. Senza gente, il correre di ventidue uomini in campo è soltanto un falso movimento. A Roma lo hanno capito prima di tutti, ma non è affatto detto che altri non si trovino a seguire o imitare prestissimo l’esempio.

Dentro quei 25mila, come è ovvio, c’era di tutto. C’erano la passione, il disincanto, la rabbia, la richiesta, generalizzata, di una cesura netta e radicale rispetto a un passato lungo quasi un quarto di secolo.

Si possono condividere, o meno, le ragioni che hanno spinto la massa laziale a ritrovarsi per contestare un uomo e la sua gestione di un bene privato che al tempo stesso è una cosa pubblica, la Lazio, ma trascurare il valore complessivo dell’episodio rappresenterebbe soltanto l’ultimo errore in ordine di tempo di Claudio Lotito