
Assoluzione per presunta scalata alla Lazio: ricorso in Cassazione della Procura
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La storia dell’inchiesta sulla presunta scalata alla Lazio non è finita: la Procura generale presso la Corte d’Appello di Roma ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza di maggio, che aveva assolto tutti gli imputati dall’accusa di tentata estorsione; la formula usata allora era stata che il fatto non sussisteva, ma Lotito e i suoi legali hanno chiesto di valutare meglio le dichiarazioni depositate dal presidente e da sua moglie, Cristina Mezzaroma.
I fatti inquisiti risalgono al 2005-2006: secondo l’accusa alcuni capi degli Irriducibili, il gruppo che per anni ha guidato la curva biancoceleste, avevano appoggiato una cordata nata intorno a Giorgio Chinaglia.
In primo grado, nel gennaio 2015, erano arrivate condanne. In appello sono stati assolti tutti: Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo, Paolo Arcivieri, Guidocarlo Di Cosimo, Giuseppe Bellantonio e Fabrizio Di Marziantonio. Per Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik, il capo ultrà ucciso nel 2019, i giudici avevano scelto di non procedere.
Per la Procura, però, i giudici d’appello non hanno valutato a fondo le dichiarazioni di Lotito e di Cristina Mezzaroma. Il presidente della Lazio aveva collegato due lettere minatorie ricevute a due spiacevoli episodi, avvenuti nel settembre 2005 nei suoi uffici. Nel ricorso si legge:
“Lotito aveva collocato temporalmente la ricezione delle due lettere minatorie indicate nel capo di imputazione nel contesto di due episodi verificatisi nel settembre 2005 presso i suoi uffici: lo scarico di un camion di letame e lo scarico di una lavatrice”.
Come ricorsa il ricorso, durante la sentenza di primo grado, quegli episodi erano stati collegati a due degli imputati, ma in appello non se ne è tenuto conto.
“il secondo episodio era stato pubblicamente rivendicato dagli Irriducibili. Quanto al primo, gli accertamenti di polizia giudiziaria avevano evidenziato che il furgone utilizzato per trasportare il letame era stato noleggiato da Yuri Alviti”.
Per la Procura, le proteste degli Irriducibili avevano soprattutto motivi economici: il gruppo aveva perso i vantaggi che aveva con la gestione precedente a quella di Lotito, e voleva reimpossessarsene; su questo, secondo il procuratore generale, le prove erano “decisive e inscalfibili”. Ora parlerà la Cassazione.


