
Gravina si difende, ecco il documento Figc: l’accusa alla politica e al sistema calcio dopo il caos playoff
Politica sportiva
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Ci sono materie in cui «gli interessi delle componenti si sovrappongono a tal punto da arrivare a ingessare il sistema».
Secondo Gravina il sistema è «economicamente insostenibile» perché le risorse generate non bastano a coprire i costi. A causa degli inadempimenti economico-finanziari, tra il 1986/87 e il 2024/25 non sono state ammesse ai campionati professionistici ben 194 società, mentre solo negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione. Il calcio italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro l’anno. Complessivamente, nelle tre stagioni toccate dal Covid, i club professionistici italiani hanno perso 3,6 miliardi di euro e nell’ultimo quinquennio il costo del lavoro è aumentato in tutte le categorie. Nonostante diverse misure approvate dal consiglio federale, l’incidenza dei debiti sul totale delle attività è ancora leggermente superiore all’epoca pre-Covid (80,6%), con 5,5 miliardi di indebitamento totale. Un esempio di come nel tempo le cose siano peggiorate: nel 2007/08 i ricavi aggregati erano in grado di coprire il 97% dell’indebitamento totale, nel 2023/24 questa percentuale è scesa all’83%. Un calcio con poca visione e una discreta proporzione allo sperpero ha visto poi toccare, nel 2025, il valore più alto di sempre relativo alle commissioni per gli agenti: oltre 300 milioni di euro. Il numero elevatissimo di club professionistici ingolfano il sistema e le sue risorse: solo Messico, Turchia, Argentina, Thailandia, Arabia Saudita hanno più club professionistici dell’Italia (97). E veniamo all’annoso problema infrastrutturale. L’Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024. La burocrazia attanaglia il Paese e chi intende investire. Secondo la Figc, poi, una legge ha dato una sorta di mazzata definitiva: il decreto legislativo 36/2021 che, tra le altre cose, ha abolito il “vincolo sportivo” «con danni probabilmente irreversibili arrecati alla valorizzazione dei vivai e quindi anche alla crescita di calciatori potenzialmente utili alla Nazionale». A seguito del famoso “emendamento Mulè”, le leghe professionistiche godono inoltre di una sostanziale autonomia nell’organizzazione della propria attività e di una sorta di “diritto di intesa” su temi fondamentali quali, ad esempio, la definizione del sistema delle Licenze Nazionali per l’ammissione ai campionati. Così per la federazione è quasi impossibile mettere mano ad alcune riforme, su tutte quella dei campionati con la riduzione di Serie A e Serie B a 18 squadre e la riduzione dell’area professionistica della Lega Pro. A febbraio del 2026 Gravina ha consegnato alle componenti federali la diciassettesima bozza di lavoro su questo fronte. Una delle tante accuse indirizzate alla politica nel documento riguarda l’assenza di stanziamenti economici per l’Europeo del 2032. «Al contrario di quanto è avvenuto per eventi con ricadute socio-economiche e visibilità mediatica inferiori, come le Olimpiadi di Milano-Cortina, l’America’s Cup di Napoli o i Giochi del Mediterraneo a Taranto, che hanno avuto finanziamenti anche plurimiliardari». Senza dimenticare i costi del passaggio al professionismo femminile, che non è stato più sostenuto dopo una misura spot iniziale.


