Lazio, Lotito-Sarri separati in casa: tra provocazioni, dimissioni che non arrivano e un esonero che costa. E’ braccio di ferro

Lazio, Lotito-Sarri separati in casa: tra provocazioni, dimissioni che non arrivano e un esonero che costa. E’ braccio di ferro

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Lotito-Sarri, scintille continue, un botta e risposta senza fine che negli ultimi giorni ha vissuto un ulteriore episodio dell’infinita saga.

Il ruolo di Maldini, l’utilizzo di Noslin, le scorie di un mercato di gennaio in cui il tecnico è stato ridotto a mero esecutore delle strategie del club: una serie di bordate da parte del Comandante che alla prima occasione utile hanno smontato i rilievi presidenziali.

Nuovi e probabilmente non ultimi elementi che anticipano l’estrema difficoltà che incontreranno, a fine stagione, le due parti, quando saranno chiamate a sedersi a un tavolo per decidere se proseguire a lavorare insieme oppure dividersi. Anche perché non ci saranno solo differenze di vedute, ma anche questioni importanti da affrontare: i giocatori in scadenza sono infatti 12 tra 2026 e 2027 e il rischio di una nuova finestra di mercato estiva limitata (verosimilmente a saldo zero) è più di una possibilità. “Il prossimo deve essere un anno uno, tutto dipenderà dalla possibilità di fare investimenti“, sottolineava alla vigilia del match con la Dea lo stesso Sarri. Un rimpallo di responsabilità e la sensazione di un braccio di ferro finalizzato a capire chi cederà prima. Sarri, questa volta, non ha intenzione di rassegnare le proprie dimissioni. E l’esonero costa: “Ho un contratto di altri 2 anni e mezzo, dipenderà da quello che vorrà fare la società“. Più chiaro di così: separati in casa, con un epilogo che sembra già scritto, ma con modalità tutte da verificare in corso d’opera.